Riassunto parti precedenti:

Pacey: (a Doug) Joey se né andata, non ho intenzione di correrle dietro, se è a questo che miri. Voglio dimenticarla, lo devo al mio orgoglio.

Joey: Gli ho detto che lo amavo, ma poi sono scappata via la mattina dopo.
Michelle: Ma perché?
Joey: Perché ho un lavoro qui non potrei mai licenziarmi e non posso neanche fare avanti e indietro…

Dawson: (a Gale) Si chiama Rebecca, ma non è niente di serio.

Pacey: Alex Pearl, vuole aprire un locale a New York e ha chiesto a me di essere suo socio.
Jack: Dimenticati di Joey, questa è la tua grande occasione. Agisci, il prima possibile.

Jen: …più passa il tempo più credo che non troverò mai il ragazzo giusto per me, anzi correzione, per noi.

Christoper: (a Joey) stasera ti porterò in un posto fortissimo!

Joey vede Pacey sul palco, e scappa via dal pjers.

Joey: Ti sei trasferito a New York e non mi hai detto niente, Pacey!
Pacey: Hai fatto la tua scelta, e io l’ho accettata. Mi è capitata questa offerta di lavoro. Sono qui per questo. L’unico modo per non soffrire è non vederti.

Pacey: Audrey! Ciao! Sei tornata. Sai a cosa stavo pensando? Di farti cantare qui qualche volta.
Audrey: Grazie.

Joey: Mi dispiace per tutto quello che ti ho fatto passare. (anche lei avanzò verso di lui) Non accadrà mai più te lo giuro. Io voglio stare con te Pacey. Solo con te. (la voce le tremava)

Joey: Io e Pacey siamo tornati insieme.
Dawson: Beh allora avremo un altro motivo per festeggiare la settimana prossima.

Joey: Tra noi è finita. Addio.
Christopher: No, non è finita per niente. Ci vediamo a lavoro Joey…



Problemi famigliari



2 ottobre 2008

New York. Art Gallery.

Jen è seduta per terra e sta aprendo delle scatole con dentro delle opere d’arte. Jimmy, il suo collega, la sta aiutando, continuando a portare dentro i pesanti scatoloni.

Jimmy: Ecco qui, questo è l’ultimo. (disse appoggiando per terra l’ultima opera.)
Jen: Grazie Jimmy.
Jimmy: Se vuoi posso darti una mano a sistemare tutta questa roba.
Jen: Grazie dell’offerta, ma riesco meglio da sola, è il mio metodo se ci sono altre persone non mi concentro.

(In realtà, Jen non voleva avere tra i piedi Jimmy. Non era per essere sgarbata, lui era un ragazzo molto dolce e carino, una volta erano anche usciti insieme, ma mentre per Jen era stata un’esperienza che preferiva dimenticare, lui non perdeva occasione attaccarle bottone.)

Jimmy: D’accordo, non insisto, ma se dovessi avere bisogno, non esitare a chiamarmi.
Jen: Non lo farò. Grazie Jimmy.

(Lui si allontanò, mentre Nancy, una collega di Jen, le si avvicinava.)

Nancy: Quel ragazzo è proprio cotto.
Jen: Hai bisogno di qualcosa Nancy?
Nancy: E’ che mi fa tenerezza. Io lo trovo adorabile, tu no?
Jen: Ci ho già provato è si è rivelato un fiasco.
Nancy: Si, mi hai detto che siete usciti una volta, ma non ho mai capito cosa andò storto.
Jen: Lascia perdere, non rivanghiamo brutte esperienze.
Nancy: Deve proprio averti sconvolta. Ti ha messo le mani addosso per caso?
Jen: Jimmy? No. Magari fosse quello.
Nancy: Adesso sto morendo dalla curiosità. Devi dirmi che avete fatto.
Jen: Se te lo dico ti levi dai piedi e mi lasci lavorare?
Nancy: Giuro! Parola di Scout.
Jen: Okay. Insomma… forse sono io che ho gusti difficili, dimmelo tu. Ma non mi sembra che una cena, anche in pizzeria e magari un cinema sia troppo per un primo appuntamento.
Nancy: No, non mi sembra troppo, anzi, la cena in pizzeria poteva evitarla, quello si--
Jen: No! Non hai capito! Non siamo andati in pizzeria, siamo andati a giocare a Bingo!

(Nancy rimase a bocca aperta per qualche istante. Poi iniziò a ridere, non riusciva a fermarsi.)

Nancy: Scherzi! (disse riprendendo fiato)

(Jen fece di no con la testa, mentre Nancy continuava a ridere sempre di più.)

Jen: Piantala!
Nancy: Okay, scusa, scusa. (schiarendosi la gola) Però, chi lo sa. Se gli dessi una seconda change potrebbe rivelare doti nascoste.
Jen: Sono già uscita con un tizio come lui, che tre giorni alla settimana andava a gruppi di preghiera, ma non ha funzionato. Jimmy non è il mio tipo, credimi. (si grattò la testa) In realtà neanche il tipo ribelle con la moto… (disse pensando a Charlie)
Nancy: allora chi cerchi?
Jen: Non lo so, un uomo che voglia bene a me e ad Amy.
Nancy: Mettiti in fila.

(Detto questo Nancy girò l’angolo e sparì dalla vista, lasciando Jen perplessa.)

5 ottobre

Ufficio di Joey.

Joey e la sua collega, Michelle, stanno prendendo il caffè vicino alle macchinette.

Michelle: stamattina ho visto che non sei arrivata con la tua macchina.
Joey: si, mi ha accompagnata Pacey. La mia macchina ho dovuto portarla dal meccanico per il collaudo.
Michelle: capisco.
Joey: come è andato poi il tuo appuntamento dell’altra sera?
Michelle: Non me ne parlare. Ti giuro che quella è stata l’ultima volta che mi sono fatta incastrare da mia sorella. Un appuntamento al buio! Ma come mi è venuto in mente? Sembra davvero difficile trovare un ragazzo decente di questi tempi, ma io mi accontenterei di poco. Basterebbe che fosse divertente e carino.
Joey: Se vuoi una sera potresti uscire con me. Ti presenterei dei miei amici. Ho degli amici carini.
Michelle: Si, e magari incontrerei anche il famoso Pacey.
Joey: Sicuro, ma lui è off limits (le disse sorridendo).
Michelle: Tranquilla. Non ho intenzione d’intaccare la tua finalmente ritrovata felicità. Anche perché poi sono io che ti devo sorbire tutte le mattine. Non ci tengo molto a vederti tornare allo stato pietoso in cui eri un mese fa.
Joey: Ti ringrazio. Sei un’amica. (disse sarcastica)
Michelle: Lo so.

(Si sorrisero)

Michelle: Senti e per quanto riguarda Chris? L’hai rivisto almeno qui in giro?
Joey: (si fece scura in volto) No. Credo che mi stia evitando e comunque adesso non saprei cosa dirgli, è molto meglio così.
Michelle: Beh, io l’ho visto, e non mi è sembrato per niente in forma. In realtà è poco socievole con tutti.
Joey: Non dirmi di andarci a parlare Shelly, perché è fiato sprecato. Non potrei farcela.
Michelle: No, però credo che prima o poi, volente o dolente, dovrai sbatterci contro. Lavorate--
Joey: …nello stesso edificio. Grazie lo so.
Michelle: Scusami, non volevo metterti di cattivo umore.
Joey: Tu sei preoccupata per Chris! (disse sorpresa)
Michelle: No! Come ti viene in mente?
Joey: E’ così non è vero?
Michelle: No! Joey, te lo giuro, non mi piace Chris, non mi metterei mai con uno come lui.
Joey: Cioè (disse sulla difensiva)
Michelle: Non te lo so spiegare. Chris fa troppo il fighetto. A me piace l’autoironia in un ragazzo, mi deve far ridere e Chris…
Joey: …non ha per niente il senso dell’humor.
Michelle: Vedi che hai capito.
Joey: E’ già.
Michelle: Okay. Ci vediamo più tardi, io devo riprendere.

Michelle si riavviò verso la sua postazione di lavoro.

Tardo pomeriggio. Joey era nel parcheggio del palazzo dove lavorava, in attesa di Pacey che doveva venirla a prendere. All’improvviso sentì una mano sulla sua spalla si girò di scatto spaventata.

Joey: Christopher!
Chris: Hey! Ti ho spaventata?
Joey: No, è solo che… si, in effetti mi hai un po’ intimorita.
Chris: Mi dispiace.

(Ci fu una pausa, entrambi si guardarono imbarazzati senza dire niente.)

Chris: Allora, (si schiarì la gola) che ci fai qui fuori?
Joey: La mia macchina è dal meccanico--
Chris: Oh, ti serve un passaggio?
Joey: No. (disse fermamente) Grazie Chris, ma ho già risolto.
Chris: Ma certo. Percy, giusto?
Joey: Pacey! (scandì. Sembrava proprio che fosse una patologia la sua, o lo faceva a posta a sbagliare i nomi?)
Chris: Si va beh. (Joey scosse la testa e sbuffò, cercando di fare finta di niente, anche se cominciava a innervosirsi) Comunque vedo che non arriva, magari ha avuto un imprevisto, sei sicura che non vuoi--
Joey: No, davvero, grazie, arriverà. (continuando a mantenere la calma. Almeno sperava che arrivasse.)
Chris: Come vuoi.

(Ci fu un’altra pausa, Joey non capiva perché Chris continuava a stare lì. Gli aveva detto che non le serviva aiuto. Invece lui continuava a cercare i suoi occhi, mentre lei cercava un punto davanti a se da fissare, battendo su e giù con un piede, si domandava perché Pacey non arrivava. Stava succedendo quello che si era immaginata sarebbe accaduto.)

Chris: Lo sai che mi manchi?

(Joey girò la testa verso Chris, lo guardò preoccupata, senza dire una parola, continuò a pensare che quando Pacey sarebbe arrivato, avrebbe trovato il modo per vendicarsi di quel ritardo, anche se allo stesso tempo, era preoccupata di come avrebbe potuto reagire vedendola con Chris.)

Chris: Insomma, vorrei che tra noi ci fosse di nuovo un dialogo, siamo stati insieme per un anno, possiamo sempre essere amici.

(Nel frattempo Pacey era arrivato, Joey lo vide. Lui rimase in macchina, e continuò a osservare la scena da lì. Non voleva sembrare invadente.)

Joey: Certo Chris. (disse cercando di tagliare corto)
Chris: Davvero!! (lui fu stupito di quella risposta)
Joey: Si, ma ora devo andare.
Chris: Aspetta. (prendendola per un braccio.)

(Pacey intanto stava per cedere. Voleva scendere e portare via Joey da quel tipo.)

Chris: Allora potremmo uscire insieme qualche volta, magari andare a pranzo oppure una cena e un cinema.
Joey: (lei cambiò espressione) A pranzo può anche essere, per la cena e il cinema, non credo.
Chris: Perché? Qual è la differenza?
Joey: La differenza è che per un pranzo saremmo noi insieme a un’altra decina colleghi al bar qui sotto. La cena e il cinema implica noi due da soli in un ristorante, e questo non mi và. (fece per andarsene, ma poi ci ripensò) E sai un’altra cosa? Non credo neanche che mi vada più bene questa cosa dell’amicizia.
Chris: Perché? Cos’è cambiato?
Joey: E’ cambiato che non credo più che tu sia sincero quando dici che vuoi essere mio amico. E per dirtela tutta credo anche che non dovremmo più vederci per un po’.
Chris: Joey, ti prego. (le prese la mano) Non fare così.
Joey: Mi dispiace Chris. Devo andare davvero adesso, lasciami.

Joey si sganciò dalla presa e si diresse verso la macchina, quando lei non coprì più la visuale, Chris e Pacey si scambiarono una gelida occhiata.
(Joey salì in macchina, mentre Pacey e Chris continuavano a fissarsi.)

Joey: Pacey. Paacey (ripetè) Ciao.
Pacey: Ciao. (disse senza slancio)
Joey: Che stai facendo?
Pacey: Niente.
Joey: Che cos’hai?

(Pacey non rispose. Joey sapeva cosa l’aveva turbato. Lo guardò con uno sguardo malizioso.)

Pacey: Smettila di guardarmi cosi! (disse fermamente, cercando di mostrarsi serio) Lo so cosa stai cercando di fare. Che cosa voleva?
Joey: Mi ha chiesto di uscire con lui.
Pacey: Che coraggio! Adesso vado là fuori e lo stendo. (disse scherzando)
Joey: Pacey piantala! (disse ridendo) Lo so che non lo faresti mai e poi non ne avresti motivo.
Pacey: lo so. (si allungò per darle un bacio) E’ solo che mi da fastidio il fatto che tu veda più lui di me.
Joey: Che vuoi dire? (disse confusa)
Pacey: Ma dai! Noi due non ci vediamo mai. Tu esci alla mattina e stai tutto il giorno con quel tipo e quando torni a casa verso le 5.00, io mi devo preparare per andare ad aprire il Pjers. Noi due non ci vediamo mai!
Joey: Mmm, sul fatto che noi due ci vediamo poco, hai ragione, ma credimi, non vedo molto neanche Christopher. Anzi l’ho visto oggi per la prima volta, da quanto ci siamo lasciati.
Pacey: Che onore, sono stato testimone della vostra riappacificazione.
Joey: Veramente è il contrario. Se mai sei stato il testimone della nostra definitiva rottura. Ho appena tagliato definitivamente i ponti con lui.
Pacey: Si? Beh forse a lui non gli è arrivato il messaggio visto che continua a stare lì.
Joey: Fregatene.
Pacey: Cosa?
Joey: Fregatene Pace, che faccia quello che vuole.
Pacey: Dipende da cosa vuole fare.
Joey: Uffa! Vogliamo continuare a parlare di Christopher o mi porti a casa a passare quel poco tempo che ci è rimasto insieme?

(Pacey non disse niente, sembrava che non l’avesse nemmeno sentita, rimaneva immobile, pensando a Joey e a quel tipo a stretto contatto tutto il giorno.)

Joey: Pacey! Mi hai capito quello che ho detto?
Pacey: Cosa?
Joey: (lo guardò intensamente negli occhi) Ingrana la quinta Witter!!
Pacey: (lui finalmente capì) Oh, o-ok…

Sera. Capeside. Doug e Jack, stavano preparando la cena, quando il campanello suonò, Jack andò ad aprire.

Jack: Sig. Witter! (disse sorpreso)
John: Jack. (disse senza slancio) Mio figlio è in casa?
Doug: Arrivo! Ho sentito. (disse dalla cucina)
Jack: Si accomodi, Sig. Witter.
John: Grazie (disse col suo solito tono brusco, sedendosi sul divano)

(Jack si avvicinò a Doug, che era in cucina.)
Jack: Cosa credi che voglia?
Doug: Non ne ho idea. Vorrà parlare di lavoro. Mi sta addosso ogni settimana per sapere come procede questo nuovo incarico da sceriffo.
Jack: Non credi invece che voglia parlare di noi?

(Doug guardò Jack preoccupato e poi si diresse verso il padre.)
Doug: Papà. (disse in tono solenne) Che posso fare per te?
John: Siediti. Ti devo parlare.
Doug: Di che si tratta?
John: Di tuo fratello.

(Doug fu davvero stupito di questo. Pacey era l’ultimo dei motivi che avrebbe pensato.)

Doug: Che ha combinato stavolta?
John: Sono quasi quattro mesi che tuo fratello si è trasferito a New York e io non so niente di lui. Ti sembra normale? Ha mollato tutto ed è partito da un giorno all’altro, non ha mai chiamato. Tua madre è preoccupata e anch’io.
Doug: Pacey sta bene papà. E’ felice, a New York ha trovato tutto quello che ha sempre sognato, non vi dovete preoccupare.
John: Certo, come no (disse poco convinto) e sta con quella ragazza, vero?
Doug: Si chiama Joey ed è una ragazza straordinaria, intelligente e l’amore della sua vita.
John: Oh ti prego Doug, piantala con queste romanticherie. (sbuffò) Credi che facciano sul serio?
Doug: Lo credo, si.
John: (scosse la testa) Chi l’avrebbe mai detto? Il figlio di un ex poliziotto, con la figlia di un ex detenuto…
Doug: Sempre meglio che con il Figlio di un ex detenuto… (disse sarcastico, ma lievemente sfiduciato all’idea di aver deluso il padre)
John: (guardò intensamente il figlio negli occhi) Ascoltami, non m’importa più di questo. Voglio dire, adesso non aspettarti da me che faccia il padre comprensivo, che ti stia vicino e che ti aiuti ad affrontare i pregiudizi della gente. (Doug spalancò gli occhi. Come a dire “Certo che no, sarebbe impensabile”) Questo non sono io, non lo sono mai stato e non saprei come si fa, ma voglio che tu sappia che io ti voglio bene e che sono fiero di te. La mia salute non è certo delle migliori ultimamente, è anche per questo che voglio chiamare Pacey, per ristabilire un rapporto con il mio figlio più piccolo, prima che sia troppo tardi per farlo.
Doug: Non parlare così.
John: Io sono fiero di te Doug, sono fiero di quello che fai e della persona che sei diventata. E, (aggiunse sottovoce) Jack mi piace è un bravo ragazzo. (disse sorridendo)

(Doug continuava ad essere sempre più confuso, continuava a guardare l’uomo che gli sedeva a fianco senza dire niente, dubitando che quella persona fosse veramente suo padre, John Witter, ex capo della polizia di Capeside.)

Doug: Ti scrivo il numero di telefono di Pacey. (disse tutto d’un fiato)
John: Grazie. (lo prese) Va bene. (disse alzandosi) ora è meglio che vada, se no tua madre crederà di nuovo che mi stia ubriacando di birra da Dan.

(Doug annuì e accompagno il padre alla porta.)

John: Ci vediamo ragazzi.

(Jack si avvicinò a Doug.)

Jack: Allora?
Doug: Mio padre è impazzito. Voleva il numero di New York di Pacey.
Jack: E tu gliel’hai dato? (disse preoccupato)
Doug: Jack, quel uomo mi ha spaventato, non so nemmeno se fosse davvero mio padre, ha detto delle frasi che non avevo mai sentito uscire dalla sua bocca. Ha detto che era orgoglioso di me e Pacey, ha perfino detto che gli stai simpatico, mi è sembrato sincero stavolta. Credi che mi sia fatto fregare?
Jack: No assolutamente e comunque tuo padre ha il diritto di telefonare a suo figlio quando vuole. (fece una pausa) Ma Pacey non sarà al settimo cielo.
Doug: Già, ho paura anch’io.
Jack: Forse potresti chiamarlo prima per avvisarlo in tempo.
Doug: E’ un’idea, almeno non avrà l’effetto sorpresa, lo chiamo subito.
Jack: Si, e forse ti salvi la pelle. (disse ghignando) Ha davvero detto che gli stavo simpatico…?

La scena sfumò.

New York.

Casa di Joey e Pacey. Joey è a casa da sola, non aveva voglia di andare al Pjers, perché ridavano Titanic e lei voleva assolutamente rivederlo. Era stesa sul divano attentissima alle immagini che scorrevano in tv. All’improvviso squillò il telefono.

Joey: Pronto? (disse singhiozzando)
Doug: Joey? Sei tu?
Joey: Doug! (disse sorpresa)
Doug: Si, sono io, ma stai bene? Cos’è successo? Pacey sta bene?
Joey: Ma si certo, che domande. (disse tirando su col naso) Sto guardando Titanic e c’è la scena in cui Kate Winset scende giù dalla scialuppa e raggiunge Leo e poi si abbracciano e lei dice “Salti tu, salto io, giusto?”. Ma scusami, dimmi pure (disse cercando di riacquistare un tono normale)
Doug: Certo, sarò brevissimo, così potrai riprendere a vedere il film. Pacey non c’è vero?
Joey: No, è al locale.
Doug: Ehm… non ti chiederò perché non ci sei andata anche tu.
Joey: Già. (continuando a singhiozzare)
Doug: Insomma per farla breve mio padre ha chiamato, si è lamentato del fatto che Pacey non telefona mai a casa e quindi mi ha convito a dargli il vostro numero. Volevo avvisare Pacey di questo.
Joey: Pensavo che Pacey chiamasse a casa ogni tanto. (disse sorpresa dalla notizia)
Doug: Anch’io ad essere sincero.
Joey: Tranquillo Doug. Appena torna glielo dico.
Doug: Okay Joey. Ti lascio al tuo film. A presto.
Joey: A presto Doug, salutami Jack.
Doug: Lo farò, ciao.
Joey: ciao. (riagganciò la cornetta e si rimise a guardare il film) Quanto amo questa scena…. (disse a se stessa)

PJERS.

Audrey è sul palco e sta cantando.
Max: Sai non è niente male la tua amica.
Pacey: Immagino che tu ti riferisca alla sua voce, vero?
Max: Certo è quello che intendevo. Dovresti presentarla a Justin.
Pacey: Addirittura!
Max: Si, è in gamba.

(Audrey finì la sua canzone e si diresse verso il bancone. Da Pacey e Max.)

Audrey: Allora, come è andata? Pacey.
Max: Meravigliosamente, stavamo -- (si schiarì la voce) Pacey, stava appunto dicendo che sarebbe il caso di farti conoscere Justin.
Audrey: E chi sarebbe, scusate?
Max: Justin Cole, il noto discografico. Aiuta Pacey a ingaggiare le band.
Audrey: Ma certo, Justin Cole, l’ho sentito nominare. E’ molto famoso. Pacey credi davvero che io sia all’altezza?

(Pacey guardò Max perplesso e Max annuì con la testa.)

Pacey: Beh, tentar non nuoce. Lui è qui ogni giovedì sera. Ti farò sapere appena si libera un buco, tu canterai e poi sentiremo quello che dirà Justin.
Audrey: Pacey, ti ringrazio. (Gli saltò al collo) Questo significa molto per me. Potrebbe essere un nuovo inizio.
Pacey: Non ti assicuro niente. Io non ho nessun potere su di lui.
Audrey: Ma certo! Tranquillo. Devo dare subito questa bella notizia a qualcuno. A proposito dov’è Joey? (disse guardandosi in giro)
Pacey: A casa.
Audrey: Perché? Non stava bene?
Pacey: No, voleva vedere Titanic! (lo disse in tono sarcastico).
Max: Hey, da quando la tua ragazza preferisce DiCaprio a te?
Pacey: Da sempre. (zittì Max.)
Audrey: Capisco. Allora vado a trovarla. Posso? Così magari vedo la fine, piango ogni volta, povero Leo.
Pacey: Si si, vai.
Audrey: Ci vediamo, ragazzi.

(Sparì tra la folla.)

Max: Non mi ha neanche salutato.
Pacey: Ma non è vero. Ha detto “ciao ragazzi.”
Max: Si ma solo perché ero qui. Non mi ha neanche guardato.
Pacey: Aveva già in mente DiCaprio! (se ne andò)
Max: Non l’ho capita… Hey!

(Pacey si diresse verso il suo ufficio, ma sentì pronunciare il suo nome dalla voce di un ragazzo.)

Ragazzo: Pacey Witter! (in tono sorpreso)

(Pacey si girò, e fu sorpreso di trovarsi davanti proprio lui. Piacevolmente sorpreso. Non lo vedeva da anni, non era mai stato un membro molto amato dal gruppo, ma nell’ultimo periodo che era rimasto a Capeside, prima di ripartire per New York, loro due avevano fatto amicizia. Joey, come gli altri del resto, l’aveva sempre evitato, forse perché non era mai stato quello che si dice, un esempio di correttezza. Era una vecchia conoscenza di Jen e per lei aveva sempre avuto un debole, ma per sua sfortuna, Jen, non l’aveva mai ricambiato.)

Pacey: Drue? Ma sei proprio tu? Che ci fai qui?
Drue: Sono io, si. Intendi che ci faccio in questo posto o che ci faccio a New York?
Pacey: La prima direi, so che vivi a New York, ma in una città così grande non avrei mai pensato d’incontrarti qui.
Drue: Si, beh, mi hanno parlato di questo locale alcuni amici e colleghi di lavoro, quindi sono voluto venire a vedere di persona.
Pacey: Spero che te ne abbiano parlato bene.
Drue: Si, infatti, (riflettendoci su) ma--aspetta un attimo. E’ tuo!?
Pacey: Si più o meno, sono in società.
Drue: Accidenti. Pacey è un locale davvero alla moda. Sono orgoglioso di te amico. (disse sorpreso)
Pacey: Grazie, ma non è tutto merito mio. E tu invece che lavoro fai.
Drue: Sono un avvocato.
Pacey: un avvocato!
Drue: E’ già che altro ti aspettavi da uno come me? (riflettè un’attimo sulla frase che aveva appena detto) Non rispondere?
Pacey: (rise) Allora, dimmi, sei sempre lo stesso? Sesso, droga e soldi?
Drue: Due su tre, non male.
Pacey: Quale ho mancato?
Drue: Droga! Sono un ragazzo per bene. O per lo meno ci provo. Tu invece? L’amore?
Pacey: Joey. (come se fosse ovvio)
Drue: Chiaro. Ma state insieme?
Pacey: Si, viviamo insieme. Stasera è rimasta a casa, ma c’è quasi sempre. Sfortuna.
Drue: Forse no, quella ragazza non me ne ha mai fatta scappare una. Tu come fai?
Pacey: Credimi, ha anche delle belle qualità. (disse ammiccando)
Drue: Oh, questo lo so anch’io.
Pacey: Come?
Drue: Tranquillo. Joey non è il mio tipo.
Pacey: Ma perché, tu hai un tipo?
Drue: Ah ah ah.
Pacey: Scherzavo. Io lo so qual è il tuo tipo.
Drue: Ah si? E quale sarebbe?
Pacey: Jen Lindley!
Drue. Aah, Jenny. Non la vedo da così tanto… (disse con un senso di malinconia)
Pacey: Io invece la vedo spesso.
Drue: Davvero? Abita qui? E come sta?
Pacey: Sta bene, ma anche se non lo vuole ammettere, credo che sia difficile prendersi cura da soli di una bambina di un anno.
Drue: Bambina?
Pacey: Si, ha una figlia. Ed è davvero dolcissima. Si chiama Amy.
Drue: E il padre?
Pacey: Bella domanda. Se n’è andato quando ha scoperto che lei era incinta.
Drue: Cavolo! (disse sorpreso)
Pacey: Le farebbe piacere rivederti.
Drue: Rivedermi? Farle piacere? Jen Lindley? No, non credo.
Pacey: Ma a te piacerebbe?
Drue: Beh non lo so, perché no. Chissà forse un giorno.
Pacey: Okay. Senti ti offro da bere, va bene? Max. Mi porteresti una birra?
Max: Arriva.

Pacey e Drue ripresero a parlare e la scena sfumò

6 ottobre

Notte tardi. Appartamento di Pacey e Joey. Pacey rientrò e trovò Joey ancora sul divano addormentata, la televisione accesa, ma senza audio. Si avvicinò senza fare rumore.

Pacey: Hey, piccola. (disse dolcemente)
Joey: Mmmm (disse aprendo lentamente gli occhi)
Pacey: Che ci fai ancora qui? (disse sorridendole)
Joey: Che ore sono?
Pacey: E’ molto tardi. Solo le 4.00.
Joey: E’ molto tardi. (ripetè )
Pacey: Lo so. (rise) Dai vieni, ti porto a letto. (la prese in braccio)
Joey: No aspetta, ti dovevo dire una cosa.
Pacey: Anche io, ce le diremo domani.
Joey: Era importante. Non me la ricordo più. (disse piagnucolando)
Pacey: Non fa niente (stendendola sul letto e coprendola) ora dormi. (fece per andarsene)
Joey: Pacey.
Pacey: Si.
Joey: Vieni qui. (lui si avvicinò) non mi dai neanche il bacio della buona notte? (lui le sorrise spostandole un ciuffo di capelli dal viso e poi le loro labbra si avvicinarono, si scambiarono un lungo bacio, poi lui si allontanò per primo.) Mmm, questo bacio della buona notte ha avuto l’effetto contrario. Non ho più sonno.
Pacey: Ah no? (avvicinandosi per baciarla ancora)
Joey: no
Pacey: no
Joey: no…

Si baciarono, di nuovo e di nuovo…

6 ottobre

Mattina. Casa si Pacey e Joey. Joey era in cucina, stava facendo colazione, mentre Pacey era appena uscito dal bagno.

Joey: Mi dispiace doverti svegliare anche stamattina. (Gli disse da dietro il bancone della cucina, appena lo vide uscire dal bagno.)
Pacey: Non fa niente Jo, (si avvicinò a lei e le diede un bacio sulla fronte), mi vado a vestire a arrivo. (si diresse in camera da letto.)
Joey: Sai ora ricordo quello che ti dovevo dire ieri sera. (disse alzando la voce di modo le lui sentisse)
Pacey: si? E cos’era?
Joey: Ha chiamato Doug.
Pacey: Ah, beh allora non sarà niente d’importante.

(Joey si alzò e arrivò fino alla porta della stanza da letto e si fermò lì.)

Joey: E invece lo è. (disse in tono serio) Mi ha detto che non chiami mai i tuoi genitori. (lo rimproverò)
Pacey: A si? Quindi? (disse sempre allegramente)
Joey: Quindi!? Si serio per un attimo. Tuo padre e tua madre sono preoccupati per te. Vivi qui da quattro mesi e non li ha chiamati una volta?!?! Ti sembra normale?
Pacey: Jo, stai tranquilla, ok? Prima o poi li chiamerò. (disse per niente preoccupato)
Joey: Beh, ho paura che ti precederanno loro. Doug ha dato il numero a tuo padre.
Pacey: Cosa ha fatto??? (guardando in faccia per la prima volta Joey)
Joey: Mi ha detto che tuo padre l’ha praticamente minacciato. Lo conosci. Ma poi scusa dove sta il problema? Sapevo che vi eravate anche riavvicinati.
Pacey: Si riavvicinati… (disse sarcasticamente)
Joey: Pacey… (cercando di farlo ragionare)
Pacey: Non mi va di parlarne Joey. Con te meno che mai comunque. Non me l’aspettavo da Doug. (cercando di mantenere la calma)
Joey: Io non ti capisco. Se avessi saputo subito una cosa del genere sarei stata io la prima a dirti di chiamarli.
Pacey: Tu non avresti il diritto per dirmi una cosa del genere. Stare insieme non ti da automaticamente il potere di decidere per me come dovrei comportarmi con i miei genitori. Non li conosci neanche.

(Joey era senza parole, Pacey non le aveva mai parlato così. Lei non l’aveva mai visto così turbato per qualcosa. Lo guardava senza capire i perché di quella reazione, secondo lei, eccessiva.)

Joey: Pacey…
Pacey: Sono pronto. Adesso andiamo. (disse freddamente)

(Joey lo seguì fino alla macchina. Durante tutto il tragitto, da casa all’ufficio non si scambiarono una parola. Pacey si fermò davanti all’ingresso. Joey scese.)

Joey: Ci vediamo a casa. Mi accompagna Michelle stasera. (lo informò) Ciao (aggiunse distante).

(Una volta che Joey fu entrata nell’edificio, Pacey si portò le mani alla testa è si accovacciò sul volate. Quel giorno era arrivato, pensò.)

Ufficio Jen.

Il suo telefono squillò.
Jen: Jennifer Lindley
Joey: Ciao Jen, sono Joey.
Jen: Si, ti ho riconosciuta Joey. Tutto bene?
Joey: Avrei proprio bisogno di uno dei tuoi consigli Jen. Possiamo vederci oggi a pranzo.
Jen: Si, direi di si. (disse in tono lievemente preoccupato)
Joey: Ok, grazie. Allora a più tardi.
Jen: A dopo Joey.

Los Angeles. Redazione di “The Creek”. Dawson era in riunione.
Scrittore 1: Allora Dawson siamo decisi a far finire la prima serie con l’unione di Colby e Sam?
Dawson: Si, mi sembrava che fosse già deciso.
Scrittore 2: Okay, allora ti posso dire che io e Mark avevamo pensato d’inserire un personaggio femminile da introdurre nello story line di Pete. Tu che ne dici?
Dawson: Si, mi sembra una buona idea, ma non prima della fine della prima stagione. Magari con l’inizio della seconda…
Scrittore 3: Ovviamente. Pensavamo ad una ragazza--
Dawson: No, no, non mi dite ancora niente, abbiamo ancora del tempo per quello. Ora pensiamo a come concludere questa serie.
Scrittore 4: D’accordo. Allora senti questa, Sam entra dalla finestra e trova Colby…

La scena sfumò.

(Dawson uscì dalla sala riunioni e si avvicinò alla sua assistente.)

Dawson: Julia?
Julia: Dimmi.
Dawson: Rebecca ha chiamato oggi?
Julia: No.
Dawson: strano eravamo d’accordo così. La chiamerò io. Grazie.
Julia: Figurati.

(Dawson si ritirò nel suo ufficio e compose il numero. Rispose la segretaria di Rebecca.)

Dawson: Ciao Leann, mi passi Becky?
Segretaria: Non è qui Dawson. Aveva un appuntamento con un cliente, se vuoi ti faccio richiamare quando torna.
Dawson: (leggermente perplesso) D’accordo grazie, ma le puoi dire di chiamarmi sul cellulare. Sto uscendo anch’io.
Segretaria: va benissimo.
Dawson: Grazie Leann. Ci sentiamo.
Segretaria: ciao Dawson.

Jen e Joey stavano pranzando al bar.
Jen: Allora Joey, qual è il problema?
Joey: (sbuffò) Stamattina ho litigato con Pacey.
Jen: Aah, e che sarà mai?
Joey: No, invece è una cosa seria. Non l’avevo mai visto così arrabbiato.
Jen: Per che cosa avete litigato?
Joey: I suoi genitori.
Jen: Oh, i suoceri. Capisco.
Joey: Non scherzare, per favore.
Jen: Sono cose che succedono Joey. Capita di litigare ogni tanto, fa tenere vivo il rapporto. Non sarebbe normale se vi scambiaste solo carezzine e bacini. Potrei aggiungere che sareste anche un po’ noiosi. (Jen si fermò di scatto e ripensò all’ultima frase che aveva detto). Accidenti devo proprio farmi un ragazzo.
Joey: Jen, dai (la richiamò)
Jen: Si si si, scusa. Dimmi precisamente cos’è successo.
Joey: E’ iniziato tutto da una telefonata di Doug. Il padre è andato a trovarlo e ha detto a Doug che Pacey, da quando si è trasferito a New York, non l’ha mai chiamato una volta. Mi sono stupita anch’io di questo, quindi la mattina dopo gliel’ho detto. Pacey ha reagito malissimo.
Jen: Ti ha detto che tu non puoi capire?
Joey: Qualcosa del genere, si.
Jen: (riflettè un’attimo) Beh, vedi Joey, io capisco Pacey in questo momento, non che giustifichi il suo comportamento con te, lì ha sbagliato, senza dubbio, ma penso anche che per lui debba essere stato davvero duro vivere per tanto tempo con delle persone che lo consideravano un fallito, e non delle persone qualunque, ma membri della sua famiglia. Noi non sappiamo niente di quel periodo della sua vita, perché lui ce l’ha sempre nascosto, ma questo non vuol dire che non abbia sofferto e noi non possiamo sapere quanto, perché lui ha sempre cercato di essere forte davanti a noi, forse perché non voleva suscitare compassione negli altri, quindi adesso è comprensibile che per lui possa essere difficile prendere in mano il telefono e chiamare suo padre.
Joey: Quello che mi fa più male Jen, è che a me non è mai, mai, venuto in mente di chiedergli qualcosa sulla sua infanzia.
Jen: Non è colpa tua Joey. Era lui che non ne voleva parlare.
Joey: Non ne ha mai voluto parlare solo perché sapeva che io non avrei capito.
Jen: Non è vero questo, e tu lo sai.
Joey: No. Non ho mai capito niente di lui. Siamo cresciuti insieme e io mi sono sempre e solo preoccupata di dispensare consigli a Dawson, l’essere dalla vita perfetta e invece Pacey ha sempre dovuto cavarsela da solo. Come ho potuto essere così cieca?
Jen: Ascoltami (allungò le braccia lungo il tavolo e prese le mani di Joey), non sei stata tu ad essere cieca, è stato molto bravo Pacey a non farlo notare. (abbasso la testa e stacco le sue mani da quelle di Joey) io lo so com’è (disse più piano).
Joey: Anche per te è stato così? Anche tu hai cercato di nascondere parte della tua vita per molto tempo.
Jen: Più o meno.
Joey: Jen, ti andrebbe di parlargli?
Jen: Parlare con Pacey? No, non credo che sia una buona idea. E poi cosa gli dovrei dire? Consigliargli qualcosa che è difficile perfino per me affrontare?
Joey: E’ proprio per questo che potrebbe funzionare. Pensaci bene, e poi potrebbe aiutare anche te.
Jen: Non so davvero cosa fare.
Joey: Mi saresti di grande aiuto.
Jen: (respirò profondamente) Si ma non pensi che a Pacey potrebbe dare fastidio il fatto che tu sia venuta a parlarmi dei vostri problemi.
Joey: No. Di questo non mi preoccupo.
Jen: A te non ti darebbe fastidio se lui parlasse in giro delle vostre liti.
Joey: Io non parlo in giro. L’ho raccontato a solo a te che sei una mia amica. E potrebbe essere lo stesso anche per Pacey.
Jen: Io invece non credo proprio, sai Joey? Pacey sembra un gran casinista, ma per certe cose è un tipo abbastanza riservato.
Joey: Lo so questo, certo, ed è uno dei motivi per cui lo amo, ma ha degli amici anche lui, non dico che racconterebbe ogni cosa a chiunque gli passi davanti, come non faccio io del resto, ma a qualcuno si.
Jen: E tu chi pensi sia il suo migliore amico?
Joey: Jack. E’ senz’altro Jack il suo migliore amico.
Jen: Dal tono con cui lo dici sembra che tu sia un po’ delusa.
Joey: No, no per niente! Jack è un ragazzo eccezionale…
Jen: Ma vorresti che fosse ancora Dawson il suo migliore amico?
Joey: No. A questo punto no. Te l’ho detto, non ci trovo niente di male nel confidarsi con un amico ogni tanto. E tu sei amica di Pacey, l’hai aiutato più di una volta, non se ne avrà a male. Si fida di te.
Jen: E va bene, come vuoi, mi hai convinta, ma non ti assicuro niente.
Joey: Grazie Jen, grazie di cuore, non so come farei senza di te.
Jen: Già, non lo so neanch’io…

(le due ragazze si sorridero)

Casa di Pacey.

(Lui stava guardando fuori dalla finestra riflettendo sulla lite che aveva avuto quella mattina con Joey. Lo sapeva che prima o poi sarebbe successo. Per quanto avesse tentato in tutti i modi di nasconderglielo, sapeva che prima o poi Joey avrebbe scoperto quel ragazzino impaurito di 15 che viveva ancora dentro di lui. All’improvviso qualcuno suonò alla porta. Pacey andò ad aprire e si ritrovò davanti Jen con in braccio Amy.)

Pacey: Jen. Amy. (disse sorpreso) Che ci fate qui?
Jen: (scaricò Amy in braccio a Pacey ed entrò in casa allegramente) Wow Pacey, ma che bella casa. Guarda che soggiorno grande e che terrazzo!

(Pacey seguiva Jen con lo sguardo, continuando a tenere Amy come fosse un sacco di patate, mentre la bimba lo guardava ridendo.)
Pacey: Jen (cercò di richiamare la sua attenzione) ti dispiacerebbe dirmi che ci fai qui?
Jen: Perché, non posso aver voglia di vedere un caro amico? (lui la guardò storto) E va bene (diventando seria. Provò a riprendere Amy dalle braccia di Pacey ma lei si mise a piangere).
Pacey: Non fa niente, lasciamela, non mi pesa. Vieni, sediamoci sul divano.
Jen: Okay. Da dove cominciare? Spero non ti dispiaccia, ma Joey mi ha confessato che stamattina avete avuto una discussione.
Pacey: Avevo il presentimento che si trattasse di questo. No, non mi dispiace. Avevo capito che Joey c’era rimasta parecchio male.
Jen: Beh, pare che tu ci sia andato giù pesante.
Pacey: Lo so, lo so, me ne sono reso conto. Avevo già in mente di chiederle scusa.
Jen: Non si tratta solo di chiederle scusa, secondo me. Insomma lei si è sentita messa da parte è come se tu non volessi il suo aiuto.
Pacey: E’ proprio così. Non voglio mettere in mezzo Joey in questa storia.
Jen: Io credo di comprendere quello che vuoi dire, ma Joey ti ama e le piacerebbe tanto poterti aiutare.
Pacey: Le parlerò, avevo già messo in preventivo di farlo prima o poi. Non pensavo così presto, comunque… E tu non vorresti qualcuno che ti aiutasse a parlare con i tuoi genitori?
Jen: Io ho recuperato un po’ il rapporto con mia madre. Adesso vive qui a New York con mia nonna ed è felicissima. Mio padre invece sta con una ragazza che avrà si e no la mia età quindi…
Pacey: E per quanto riguarda i ragazzi che mi dici?
Jen: Non ho tempo per trovarmi un ragazzo adesso, è una procedura troppo lunga, ci vuole almeno un anno per conoscere veramente una persona e per me è ancora più difficile, perché non deve andare bene solo a me anche ad Amy (osservandola mentre giocava col maglione di Pacey). La quale sembra essere pazza solo di te (si accorse sorpresa).
Pacey: E’ perché è una ragazza intelligente, vero? (disse guardandola) A parte gli scherzi, se avessi la possibilità di saltare tutta quella trafila?
Jen: Vorrebbe dire conoscere già qualcuno.
Pacey: Appunto! Sai chi è venuto l’altra sera al Pjers?
Jen: No, Joey non me l’ha detto. (disse sorridendo)
Pacey: Già. Ma solo perché non lo sa neanche lei, non ho avuto il tempo di raccontarglielo.
Jen: Allora, chi è?
Pacey: Drue Valentie.
Jen: Drue! E che è venuto a fare?
Pacey: Non lo so. E’ venuto con degli amici. Non credo sapesse che è il mio locale.
Jen: Già. Dimenticavo che ha sempre vissuto a New York.
Pacey: Mi ha giurato che sarebbe tornato. Una sera devi esserci anche tu. Gliel’ho promesso.
Jen: Aspetta, aspetta. Tu stai tramando qualcosa.
Pacey: No, come ti viene in mente? Mi ha chiesto di te e allora abbiamo parlato un po’. Perché avrei dovuto nascondergli che ti vedo spesso? Pensa che gli ho anche parlato di Amy…
Jen: Cosa! Perché?
Pacey: …E mi è sembrato davvero incuriosito di conoscerla.
Jen: (scuotendo la testa) Pacey, (disse lentamente guardandolo fissa negli occhi) mi sono persa qualcosa? (Pacey fece il sorrisone di chi aveva in mente qualcosa) Tu sei pazzo. Non accadrà mai. Ora vado (disse imbarazzata. Prese da sopra il tavolino da caffè le chiavi della macchina e la borsa e si diresse verso la porta a passo spedito.)
Pacey: Non ti dimentichi qualcosa? (disse alzando Amy e dondolandola a destra e a sinistra)
Jen: Noo, te la volevo lasciare, visto che si diverte tanto… (Pacey sorrise mentre Jen riprendeva in braccio Amy)
Pacey: Okay. Grazie comunque per essere passata, ci vediamo presto al pjers.
Jen: Si, come no. Salutami Joey quando torna.

Pacey sorrise.

Los Angeles. Casa di Dawson. Il telefono squillò.

Dawson: pronto?
Rebecca: (parlando velocemente) Ciao Dawson, scusami, scusami, se oggi non ti ho chiamato. Non è stata colpa mai, avrei voluto, ma è stata una giornata pesantissima al lavoro. (riprese fiato) Avevi un bisogno urgente?
Dawson: Beh no, ti volevo solo informare che avevo deciso di fare una festa per Halloween, qui a casa mia e volevo invitare tutti i miei amici e anche i tuoi se vuoi.
Rebecca: Halloween! Ma non ti sembra un po’ presto, per pensare ad organizzare una festa.
Dawson: no, anzi è tardi. Hai idea di quanto tempo ci voglia per mettere tutti d’accordo? In oltre da New York a qui non basta la macchina. Insomma questo è il momento giusto credimi.
Rebecca: E’ vero. Beh che vuoi che ti dica, io ci sarò di sicuro se sei preoccupato dell’addobbo ti aiuterò io. Tu pensa agli inviti.
Dawson: Brava, hai capito al volo. Ti avevo chiamata solo per quello in realtà. (disse scherzando)

Risero. La scena sfumò

Sera. New York.

Casa di Pacey e Joey. Joey stava aprendo la porta, ma mentre infilava la chiave nella serratura la porta si aprì e lei si ritrovò davanti Pacey.

Joey: Ciao. (disse sorpresa) Sei ancora qui.
Pacey: Stavo uscendo adesso.
Joey: Okay. (disse annuendo).
Pacey: E’ venuta a trovarmi Jen oggi. (disse cercando d’instaurare una conversazione)
Joey: Si.
Pacey: Joey, parliamo un attimo, vuoi? Ho detto a Max che tardavo un po’. (Joey gli dava le spalle, non rispondeva, era in cucina che continuava a mettere via la spesa negli scaffali) Jo, per favore guardami. Lo so che sei arrabbiata, okay. Mi dispiace per stamattina, è stata colpa mia lo so, ho esagerato.
Joey: Non sono arrabbiata Pacey. (si girò verso di lui) Sono solo triste per il fatto che tu in tanti anni non mi abbia mai confidato una cosa così importante e che ti faceva stare tanto male.
Pacey: Tu non me l’hai mai chiesto, Jo. (disse calmo) Io sapevo, dall’età di 6 anni, che tu eri cotta di Dawson Leery, sapevo che ti piaceva il colore blu, che il tuo libro preferito è “Piccole Donne”, che andavi matta per i pancake fatti ad animale di tua madre e che non sopportavi Pacey Witter. (aggiunse sorridendo)
Joey: Pacey io… (disse con voce tremante)
Pacey: No, fammi finire ti prego. E’ vero, io ho sempre evitato di parlare di cose che mi facessero tornare in mente momenti non molto belli, probabilmente per non rovinare l’umore anche agli altri, ma tu non mi hai mai chiesto niente della mia vita prima… beh tu lo sai prima di cosa… e quando stamattina mi hai detto che dovevo chiamare mio padre, sono venuti fuori tutti i miei traumi adolescenziali insieme a quel ragazzino di 15 anni che tu odiavi. Sapevo che avevi ragione, per questo ti ho aggredita così. Il pensiero di doverti parlare di quella parte della mia vita e dei motivi per cui per me è così difficile prendere in mano quel telefono mi ha fatto sentire come se non avessi più scampo…. Ehm (non sapeva più come continuare)
Joey: (lo guardò profondamente negli occhi e gli prese le mani) Posso dire una cosa io adesso? (disse con un filo di voce) Io non ho mai odiato quel ragazzino di 15 anni….
Pacey: Lo so che non mi odiavi sul serio Joey, era per dire…
Joey: Ho capito quello che volevi dire. Quello che devi sapere è che tu non mi sei mai stato antipatico, te lo giuro. Mi pento di non avertelo fatto notare di più, invece di parlare di Dawson ventiquattro ore su ventiquattro, ma, io vedevo il nostro come una specie di gioco, tu mi dicevi che ero una spilungona e io ti rispondevo dicendoti che eri un’idiota (sorrise). Mi divertivo da morire con te e allo stesso tempo, a volte, mi sorprendevi con la tua dolcezza. Come quando hai picchiato quel ragazzo durante quella festa sulla spiaggia di Cliff Elliot, ho sempre saputo che eri stato tu e non Dawson, (gli occhi di Pacey s’illuminarono) e non è stata l’ultima volta che hai picchiato qualcuno per me… o quando mi hai accompagnata a trovare mio padre… Tu non mi devi nascondere niente di quello che eri, perché è quello che eri che ti ha reso quello che sei adesso.
Pacey: Bella frase.
Joey: E non lo so, forse sono un po’ di parte, perché ti guardo con gli occhi di una ragazza innamorata, ma ti assicuro che quello che sei adesso non lo cambierei con nessun altro. Non so se hai notato come ti guardano le ragazze al Pjers… (lei lo guardò profondamente negli occhi, poi Pacey la baciò delicatamente sulla bocca) Chi lo sa? Magari è anche un po’ merito dei tuoi genitori. (lui soffocò una risatina) Quindi promettimi che mi racconterai tutto dei tuoi 15, 10, 9 anni…

(Lui le sorrise e si abbassò per baciarla di nuovo, lei si alzò in punta di piedi e le loro labbra s’incontrarono.)

Pacey: (si staccò per primo) Adesso non dirmi che devo prometterti anche di fare questa benedetta telefonata?
Joey: Si, la dovrei fare, magari più tardi però…

(Ripresero a baciarsi e poi si distesero sul divano.)

Pacey: Adoro fare pace (furono interrotti dallo squillo del telefono, Pacey si staccò e si diresse verso il cordless.)
Pacey: Mi sbrigo in un attimo, non ti muovere. (lei gli sorrise) Pronto? (spalancò gli occhi) Papà….!!

(Joey buttò la testa all’indietro. “Ironia della sorte” Sarebbe stata una lunga telefonata.)

La scena sfumò.