Anniversario Riassunto episodi precedenti: Pacey: Vorrei solo acquistare il 10% della tua parte, non è un’offerta da buttare via. Non cambierebbe quasi niente. Alex: Perché ci tieni tanto? Pacey: Dimmi almeno che ci penserai? […] Alex: Ti giuro che ci penserò. Ti accontenti di questo per ora? Pacey: Spero che non mi farai aspettare molto… Pacey entra nel bagno di casa, le mani appoggiate sul lavandino, si guardava allo specchio. Dall’espressione sembra tutt’altro che rilassato. Pacey: Finalmente saprò cosa mi riserva il futuro… 3 novembre 2008 Joey è al lavoro, anche se in questo momento sta parlando con Michelle. Michelle: Allora, è stato un week end piacevole? Joey: Si, ci siamo divertiti. Tu mi dovevi aggiornare su qualcosa se non ricordo male. Michelle: Mmmm. A che ti riferisci? Joey: Hai lasciato un messaggio sulla mia segreteria, ricordi? Michelle: Ah quello. Beh si, (ricordandosi) niente d’importante. Joey: Centra con Max, per caso? Michelle: Non mi ricordo nemmeno cosa ho detto, quella sera ero completamente fuori. Joey: E’ impossibile che non ti ricordi proprio niente, centra con Max? (ripetè) Michelle: Uffa… forse, ma che mi è saltato in mente. Tu non trovi che sia carino? Joey: Lo sapevo, ma da quale punto di vista, scusa? Michelle: E dai. Joey: Sto scherzando. E’ simpatico, lo so. Michelle: Faccio bene a fidarmi di lui? Non vorrei cascare nel suo gioco, credi che mi stia prendendo in giro? Joey: No, è vero che Max fa un po’ lo sbruffone, ma è un bravo ragazzo. Non è sua abitudine prendere in giro le ragazze, anzi, di solito sono loro a dileguarsi misteriosamente dopo un paio di settimane. Se ti piace dovresti frequentarlo un po’ e vedere cosa ne esce. Michelle: E’ quello che avevo in mente di fare. Joey: Bene, vuol dire che ci vedremo ancora più spesso. Chris: Ciao Joey. Shelly. (disse di sfuggita, mentre passava) Joey: Ciao Chris. (in tono lievemente sorpreso. Non avrebbe mai creduto che ricominciasse a salutarla) sta bene? (Chiese a Michelle) Michelle: Si certo, come sempre. Joey: Meglio così. Greg: Ragazze non siamo in un bar. Torna alla tua postazione Shelly. Joey: Scusa Greg. Michelle: Ci vediamo dopo Joey. La scena sfumò. PJers. Ufficio di Pacey. Alex era seduta su una sedia continuando a guardare il suo orologio in attesa che Pacey le desse finalmente udienza. Pacey: Eccomi Alex. (disse Pacey entrando nel suo ufficio) Alex: Oh, finalmente, ce ne hai messo. Pacey: Scusa se ti ho fatto aspettare, anche io non vedo l’ora di sapere cos’hai deciso, dovevo solo firmare qualche ricevuta. Alex: Fa niente, ora sei qui. Pacey: Si infatti. (si sedette sulla sedia dietro scrivania) Allora? Dimmi. Alex: D’accordo. Sei seduto, ma cercherò di essere comunque il più gentile possibile. Pacey: Ottime premesse. (disse sarcastico) Alex: Ascolta Pacey, io ci ho pensato bene e non posso proprio accettare la tua richiesta. Pacey: Fantastico! Grazie per avermi fatto soffrire un mese per niente. Alex: Ho controllato bene e non posso rinunciare al 10%. (gli disse con calma) Pacey: Va bene, ho capito, grazie lo stesso, non mi interessa sapere altro. Alex: E invece io vorrei finire. (Pacey sospirò) Voglio dirti il motivo per cui non accetto. (Pacey annuì) E’ perché non credo che tu te lo meriti. Pacey: Wow (disse in tono deluso) possiamo finirla qui, per piacere? Alex: Lo so che me ne pentirò… (fece una pausa per prendere fiato) comunque, la mia intenzione era cederti tutta la mia parte. (Pacey spalancò gli occhi incredulo) Pacey: Non potrei mai permettermela. (disse timidamente) Alex: Sveglia! Non voglio vendertela Pacey. Te la cedo, io mi chiamo fuori. Ho capito che non ho tempo per occuparmi anche di questo lavoro, mentre invece tu sei bravissimo. Avevo visto giusto. Pacey: Non credo di capire bene. Hai deciso di mollare tutto a me? Alex: Si. Se per te va bene è ovvio. Pacey: Si, si. Mi va bene (disse felicemente sorpreso), ma cosa ho fatto per meritarmi tutto questo? Alex: Consideralo il mio modo di ringraziarti per tutto quello che hai fatto in questi mesi. Non te l’ho mai detto, ma sei stato eccezionale a gestire il locale da solo. Hai rispettato le mie regole senza dire una parola, quindi adesso io mi faccio da parte e ti lascio carta bianca, il locale è tuo. Io continuerò a possedere le mura, quindi dovrai al massimo pagarmi un affitto bimestrale, ma per il resto è tutto tuo. Goditelo come ti pare. Sei libero. Pacey era senza parole. Non si sarebbe mai immaginato di ottenere tanto. Per lui sarebbe già stato un sogno conquistare il 10%, invece da un momento a l’altro era diventato il solo e unico proprietario del PJers. Non poteva crederci. Doveva ammettere che Alex era stata veramente generosa con lui. Non avrebbe mai potuto immaginare quanto l’aveva aiutato in quei soli cinque mesi. Pacey: Alex… io… io non so proprio cosa dire. Ti sono davvero riconoscente. (l’abbracciò calorosamente) Alex: Oh su smettila… (si schiarì la voce) ora puoi staccarti. Pacey? (lo richiamò). Non c’è di che, davvero. Pacey: No, sul serio Alex, è molto di più di quello che mi aspettavo. Alex: Lo so, lo so, ma l’ho fatto solo per avere da bere gratis quando verrò a trovarti. (disse scherzando) Pacey: Di questo stanne certa. Grazie Alex! Davvero, con tutto il cuore. (strinsero la mano) Alex: Buona fortuna Witter, ora devo scappare. (detto questo uscì dall’ufficio) Pacey: Non posso crederci! (disse tra se) Poco dopo sentì bussare alla porta dell’ufficio che era rimasta socchiusa, alzò la testa e vide che era Max. Max: Capo! Sei tornato! Ho visto la strega mentre usciva-- (si arrestò di scatto quando vide l’espressione di Pacey) Pacey? Stai bene? Pacey: Non chiamarla mai più così. Quella donna è una santa. Max: Ma che è successo? (disse sempre più confuso) Pacey: Hai davanti a te il solo e unico proprietario del PJers. Max: Eh? Pacey: Hai capito. Si. Max: Wow! E’ fantastico! L’hai già detto a Joey? Pacey: No, non lo sa ancora. Max: Allora chiamala, che aspetti? Pacey: No! Non adesso. Max: Come vuoi. Amico è una cosa bellissima dobbiamo festeggiare il prima possibile. Pacey: Lo faremo, lo faremo presto. La scena sfumò Un paio di settimane dopo. Lunedì 10 novembre. PJers. Per tutti era una serata come le altre. Per tutti a parte Joey, che da un paio di giorni sembrava preoccupata per qualcosa. Pacey: Jo, sei parecchio silenziosa, sei sicura di stare bene? Joey: Come? (disse alzando gli occhi dal suo bicchiere di coca) Beh si. Posso chiederti una cosa? (disse continuando a rimescolare la sua bibita con la cannuccia) Pacey: Certo, dimmi. Joey: Ti volevo chiedere se ti ricordi che giorno è giovedì. Pacey: Giovedì? Ehm, mi cogli impreparato… (Joey sorrise timidamente) che giorno è? Joey: Niente, non è poi così importante. Pacey: No dai, ti prego dimmelo. Joey: E’ il 13 novembre. (Pacey continuava a non capire) E’ il nostro anniversario. (disse timidamente) Sono solo tre mesi, ma pensavo lo stesso che potevamo fare qualcosa insieme. Niente di particolare, soltanto qualcosa tra noi. Pacey: Mi piacerebbe molto Jo lo sai, il fatto è che ho le mani legate, ma se vuoi possiamo festeggiare qui al PJers. Che ne dici? Joey: Oh. Certo, va bene (disse lievemente delusa), non sarà romantico come speravo, però meglio che niente. Pacey: Fantastico. Allora d’accordo così. Vedrai ci divertiremo. Joey: Già. Senti adesso però sono un po’ stanca, io torno a casa. Pacey: No, perché? Fra un po’ arrivano Audrey e Justin, non vuoi aspettare? Joey: No, davvero voglio dormire un po’. Pacey: Va bene, allora ci vediamo a casa? Joey: Si. (Pacey si sporse verso di lei e le diede un bacio sulle labbra) Ciao ragazzi. (salutò Shelly e Max) Max: Ciao Joey. (le disse dolcemente, mentre usciva) Ma sei diventato matto?! (dandogli una pacca sulla spalla) Che ti prende?! Cos’erano tutte quelle cretinate che le hai detto? Ti ho sentito. Poverina. (Pacey guardò Max e poi si ritirò nel suo ufficio) Si bravo, non rispondermi, come sempre. Michelle: Che succede? Max: Anche se è a fin di bene, penso che prima o poi la povera Joey avrà un esaurimento nervoso se Pacey non si decide a parlarle chiaro… La scena sfumò. Mercoledì 12 novembre 2008 Jen e Joey erano in giro a fare shopping e ora stavano visitando un negozio di biancheria intima. Joey: Spiegami di nuovo che ci facciamo qui. Jen: Non dovevi far ravvivare l’interesse di Pacey? Joey: Ma che dici? Non penserai che un completino sexy risolva magicamente tutti i problemi. Jen: Certo che no, ma è un ottimo inizio. Credimi Victoria’s Secret fa per te. Joey: Jen! Jen: E dai, fammi divertire un po’. (Joey sbuffò) Cosa preferisci? Bianco o nero…? La scena sfumò Intanto Pacey era al telefono con Justin. Pacey: Allora? Che mi dici? Justin: Ti dico che è fatta. Pacey: Sei un grande Justin! Grazie. Justin: Figurati. Sei tu che paghi, io ho sfruttato solo le mie conoscenze e ho fatto un paio di telefonate. Pacey: Per me sei stato grande. Justin: Tranquillo. Ci vediamo. Ciao. Pacey: Ciao. (interruppe la comunicazione) Perfetto e anche questa è fatta, ora mi manca solo Jen… (disse soddisfatto) La scena sfumò Giovedì 13 novembre 2008 Casa di Jen Drue: Ora devo andare, si sta facendo tardi. Jen: Credevo saresti rimasto a cena. (Drue storse la testa. Tutta quella gentilezza da parte di Jen lo insospettiva) Che c’è? Drue: Niente (fece sorpreso) è solo che fra un po’ arriva tua madre con Amy e io-- Jen: Cosa? Non t’imbarazzerà rivedere mia madre? Drue: No, a me no… (continuò a guardare Jen negli occhi sempre più confuso) Okay. (aggiunse indeciso, riappoggiando il giaccone sull’attaccapanni) Quindi stasera è la grande sera. (disse cambiando discorso) Jen: Di cosa parli? Drue: Parlo di Pacey e Joey. Lo so che Pacey ti ha chiamata ieri, ti avrà detto tutto. Jen: Mi ha chiesto un piccolo favore e sospetto che sia per il loro anniversario. Drue: Infatti. Jen: Spero che Pacey si faccia perdonare per il suo comportamento dell’ultimo mese. Joey comincia davvero a sentirsi a disagio. (disse seria) Drue: Se andrà come penso io ci sono buone speranze in un lieto fine. Ad un tratto suonò il campanello. Jen: Amy! (disse contenta mentre andava ad aprire la porta) Per Drue fu il contrario, cominciava ad agitarsi. Jen aprì la porta alla madre che teneva Amy in braccio. Jen: Vieni dalla mamma tesoro (disse prendendo la figlia), grazie per avermela tenuta mamma. Entri un attimo? Helen: Okay (la prima cosa che vide fu proprio Drue, lì in piedi paralizzato) Chi si rivede, Drue Valentine. Drue: Salve signora Lindley. Come sta? Helen: Non bene quanto te mi pare, rilassati Drue, okay? Non mangio i ragazzi per cena e ho idea che tu saresti indigesto. Drue: Ah ah, (fece sarcastico), mi sembra di essere tornato indietro nel tempo. Helen: Quindi, dimmi Jen, quanto tempo è che voi due siete tornati complici di misfatti. Jen: Complici di misfatti? Ma come parli?! Helen: Posso parlarti in privato? Jen: Perché? Helen: Si tratta di Amy, ti dispiace? Jen: Okay. Drue tienila tu un attimo (Jen diede in braccio Amy a Drue) Helen non percepì quel gesto come un segnale positivo. Drue: Okay, vieni qui tu. (le disse dolcemente) Jen e sua madre si spostarono in cucina mentre Drue rimase a giocare in salotto con Amy. Helen: Che intenzioni avete? (disse seria) Jen: In che senso? Helen: Non fingere di non capire Jen. Amy si sta già affezionando a quel ragazzo. Jen: Lo so. Helen: Ecco, allora se lo sai, che hai da dire? Pensavo che la vostra amicizia fosse storia vecchia. Non mi è mai piaciuto, ha sempre avuto una brutta influenza su di te e adesso vederlo insieme ad Amy… insomma pensavo che fossi cresciuta, che avessi imparato dai tuoi errori… Jen: Hai finito? Posso parlare? Helen: Parla. Jen: (si schiarì la gola) Drue è cambiato, come sono cambiata io. All’inizio anch’io ero titubante, ma voglio dargli fiducia. Helen: Dimentichi che c’è una bambina di quasi due anni di mezzo. Jen: Se ho deciso di dargli fiducia è perché se l’è meritata. Helen: E di questo te ne sei accorta dopo un solo mese? Jen: Mamma, ti prego, lasciami in pace (disse sospirando) e non ti preoccupare, Amy non risentirà della compagnia di Drue. E’ circondata da persone che le vogliono bene, è la bambina più coccolata del mondo. (sospirò) Piuttosto, come sta la nonna? Helen: Sta bene, ma vorrei che tu la venissi a trovare ogni tanto. Jen: Lo so queste ultime settimane sono stata più impegnata del solito… Sei sicura che stia bene Helen: Si certo, solo trova il tempo di venire, okay? E pensa bene a quello che fai con Drue. Jen: Va bene mamma, te lo prometto. Helen: D’accordo, ora vado. Chiamami se hai bisogno. Jen: Grazie. Helen: Ci vediamo Drue. (lo chiamò dalla cucina) Fai il bravo. Drue: (sollevò lo sguardo da Amy) Certo signora… Helen, a presto. Jen chiuse la porta. Jen: Se n’è andata. Va meglio? Drue: (la guardò negli occhi e sorrise) Tu continui a confondermi Jenny, tutta questa premura nei miei confronti non è da te. Jen: Non so a che ti riferisci. Drue: Okay. Comunque questa cena? Che si mangia? Jen: La cena, giusto. Senti che ne diresti di ordinare una pizza gigante e mangiarla davanti alla tv. So che c’è una maratona di vecchi classici horror stasera. Drue: Per me va bene. Jen: Perfetto, allora tu chiama e io intanto metto a letto Amy. Jen si avviò verso la camera da letto di Amy, la adagiò sul letto e la cambiò, poi le rimase accanto fino a quando gli occhi della bambina non si chiusero del tutto. Dopo alcuni minuti tornò in soggiorno, andandosi a sedere sul divano, accanto a Drue. Drue: Dorme? Jen: Si. Si è addormentata quasi subito. Che c’è in programma? Drue: Hai mai visto “La moglie di Frankenstein”? (chiese curioso) Jen: Si, ed è vecchissimo. Drue: Ehm, (controllò la guida) per l’esattezza del 1935. Non guardarmi così, sei tu che volevi vedere la maratona Horror. Jen: Beh, ci saranno anche altri film. Dammi la guida, (disse prendendogli bruscamente la rivista dalle mani) vediamo: (iniziò a leggere) “Il villaggio dei dannati”, mmm no, “La bambola assassina” Drue: Oh Dio, quello lo saltiamo. Jen: Lo so, mi ricordo della tua perenne fobia per le bambole. Drue: Infatti. Jen: Continuiamo, “Poltergeist”… Drue: Si comincia a ragionare Jen: e “La mosca”, che schifo. Drue: “Poltergeist” non è male. Jen: Anche “Il villaggio dei dannati”, ma per il resto… Drue: Supereremo anche questa serata. Dammi il telecomando? Jen: L’avevi tu. Drue: Io non ce l’ho, okay. Jen: Ti ci sarai seduto sopra, guarda meglio… I ragazzi continuarono a discutere, mentre la scena sfumava La scena si apre davanti all’entrata del PJers. Vediamo che la strada, di solito molto movimentata dai clienti in attesa di entrare, è totalmente deserta e non ci sono luci provenire dall’interno del locale. Poi vediamo Pacey seduto sui gradini davanti all’ingresso, chiaramente in attesa di Joey. Lei stava uscendo da casa. Era una sera piuttosto fredda, quindi aveva deciso di rinunciare ad indossare l’abito che aveva predestinato per quella data, preferendo qualcosa di più comodo e caldo. Tanto non sarebbe stato indispensabile, pensava. Si era convinta che il modo migliore per non dare troppa importanza a quella serata era comportarsi normalmente, e vestirsi casual, nei limiti del possibile dato che andava al PJers, faceva parte del piano. Parcheggiò la macchina come ogni sera e s’incamminò verso il locale. Appena svoltato l’angolo, notò subito che c’era qualcosa di diverso, un insolito buio e nessun rumore. Quando fu finalmente a pochi metri dal locale vide una persona seduta sui gradini e dalla figura sembrava proprio essere Pacey. Il suo stato di confusione continuò ad aumentare, pensò che fosse capitato qualcosa, allungò il passo, arrivando davanti a Pacey praticamente col fiatone. Joey: Cos’è successo? (disse ansimando) Pacey: Ciao, finalmente. (tranquillamente) Joey: Che ci fai qui fuori? (fece spaesata) Dove sono Steve e Ryan? E tutta la gente? Pacey: Calmati adesso okay? Respira. Joey: Non capisco. (si arrese) Pacey: Allora entriamo. Entrarono insieme, mano nella mano, ma all’interno era più buio che fuori e Joey cercava ti tenersi aggrappata a Pacey per evitare di andare a sbattere contro qualcosa, lui le si allontanò solo per un istante per alzare l’interruttore. In un batter d’occhio la luce tornò, Joey si guardò in giro, affascinata. Non era il PJers che ricordava, il soffitto sembrava un immenso cielo stellato, al centro della sala un tavolo apparecchiato per due, anche il palco era illuminato, sembrava fosse in attesa di qualcuno. Joey: Oh mio Dio, (continuando ad ammirare la sala, poi si girò verso Pacey, che le stava dietro) ma che hai combinato? E’ tutto così magico, non riesco a crederci. (disse emozionata) Pacey: Mi chiamerò anche Pacey Witter, ma anch’io so ricordarmi il nostro anniversario. Joey: Mi hai mentito! (disse colpendolo sulla spalla, fingendosi arrabbiata) Quindi non t’interessa vedere la biancheria sexy che ho comprato? (aggiunse arrossendo, rendendosi finalmente conto che non c’era nessun problema che quella biancheria intima avrebbe dovuto sistemare) Pacey: Tu hai comprato della biancheria sexy? (chiese stupito) Joey: Non chiedere. Ti prego. (sospirò e rivolse di nuovo uno sguardo profondo a Pacey) Tu, guardati, stai benissimo. Da dove salta fuori questo completo? (chiese curiosa) Pacey: Oh questo? (disse guardandosi) Non me l’ha prestato Jack. Giuro. Joey: E’ no infatti. (disse dopo aver controllato l’etichetta dietro alla giacca) E’ di Christian Dior!? Sei andato a comprare un vestito da Dior?! Pacey: Volevo andare da Ermesse, ma era davvero troppo. Non mi avrebbero fatto mai entrare. Joey: Ci credo… e io sono in jeans… (disse sempre più imbarazzata) Pacey: Sei bellissima. Adoro questa maglietta. (disse baciandola delicatamente sulle labbra) Joey: Figurati. Ma insomma, come hai fatto? (continuò, guardando di nuovo la sala) Pacey: Vieni qui (si fece serio), mettiamoci a sedere. Non voglio che tu mi giudichi male, ma a parte il nostro anniversario dovrei dirti anche un’altra cosa. Joey: Va bene. (disse calma) E’ una cosa bella? Pacey: Lo è. Cioè, lo è per me, spero lo sarà anche per te. Joey: Okay. Dimmi. Pacey: Questo ultimo mese non sono stato molto me stesso. Joey: Me ne sono accorta. Allora non era solo una mia impressione? Che problema c’è? Pacey: Ti devo fare mille scuse, spero che tu mi capirai. Joey: Continua. Pacey: Okay, arrivo al sodo. Hai presente Alex? Joey: Alex? (all’improvviso fu colta dal terrore, perché aveva tirato fuori quel nome? Dove voleva arrivare?) La tua socia? Pacey: Non più. Joey: Ti prego non tenermi più sulle spine. Parla. Pacey: Sai le avevo chiesto un favore. Se poteva vendermi una percentuale della sua quota (Joey cominciò a riacquistare il colore). Joey: Oh, una percentuale del PJers? Pacey: Infatti, ma lei ha rifiutato. Joey: Mi dispiace Pace. Ma non è poi così-- Pacey: Aspetta. Ha rifiutato la mia offerta, perché ha deciso di ritirarsi. Joey: Come? Pacey: Ora sono l’unico proprietario di questo posto. Joey: Amore ma è stupendo! Pacey: Davvero? Non ti dispiace che te l’abbia detto oggi? Joey: Ma stai scherzando, è una notizia super. Pacey: Sai questo vuol dire che avrò più tempo per noi. Joey: Potresti assumere qualcuno che faccia il tuo lavoro? Pacey: Proprio così. Joey: Questo è il regalo più bello che potevi farmi. Pacey: A proposito di questo. (si schiarì la voce) Adesso, (guardò a destra e a sinistra) ti andrebbe di ballare? (aggiunse sottovoce, come per evitare di essere sentito, allungando la mano per cercare la sua) Joey: (sorrise) Ballare? Okay (disse perplessa prendendogli la mano), dove hai nascosto lo stereo? Nel frattempo guadagnarono il centro della pista. Pacey: Ho qualcosa di meglio dello stereo. Guarda lì. (le disse indicandole il palco) All’improvviso salì sul palco una band. I Lifehouse. Cantante: Buona sera ragazzi Joey: Pacey? Sono i Lifehouse! Pacey: Lo so. La musica iniziò Cantante: Questa canzone s’intitola Everything. Per voi. Buon anniversario. Joey: Tu sei completamente matto. (disse scuotendo la testa incredula) Pacey: Diciamo che è un premio per riuscire a sopportarmi. Joey mise le braccia intorno al collo a Pacey. Joey: E’ già, non è certo cosa da poco. (disse scherzando, poi appoggiò la testa sulla sua spalla e si strinse ancora a lui) Grazie. (aggiunse sottovoce) Pacey: Ti amo. (disse dolcemente) Joey: Lo credi o lo sai? Pacey: (sorrise) Lo so La guardò intensamente negli occhi e poi la baciò dolcemente. Continuavano a muoversi al ritmo della musica. Joey appoggiò la sua mano sul petto di Pacey, felice di essere fra le sue braccia. Tutto era accaduto così in fretta che ancora non le sembrava vero. Pensò che fosse un sogno. Poi lo guardò di nuovo e vide che lui era davvero lì, con lei, che aveva organizzato quella serata solo per loro. Proprio come lei sognava. Joey adesso sapeva, con assoluta certezza, che non avrebbe mai potuto vivere senza di lui. Joey: Mi ricorderò di questa sera per tutta la vita. Pacey: Non è ancora finita. Joey: E’ una minaccia…? Joey si sentiva sicura tra le braccia di Pacey. Quando erano insieme, sapeva che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per proteggerla. L’amore che provava per lei era visibile ogni volta che la sfiorava, ogni volta che la baciava. Era fortunata e giurò a se stessa, in quel momento, che non avrebbe più dubitato di lui. Joey: Questa canzone è perfetta per noi. Pacey: Cosa vuoi dire? Joey: Voglio dire, che è vero. Tu sei tutto il mio mondo e non potrei essere più felice di così. Pacey: Jo? (le prese il viso tra le mani) Sono io l’uomo più fortunato del pianeta. Joey: Non ti ho ringraziato molte volte nella mia vita, ma tu ci sei sempre stato per me, anche quando non stavamo insieme. Mi hai difesa, protetta. Mi hai sempre incoraggiata, ma la cosa più importante è che mi hai fatto conoscere… il vero amore. Quindi, grazie Pacey. Per tutto. Per questo momento magico e per tutto quello che hai fatto per me. Pacey: Allora diciamo che la tua punizione per questo è amarmi per sempre. Le braccia di Joey gli circondavano il collo. Si alzò in punta di piedi, per baciarlo appassionatamente. Musica cresce Pacey: Beh, me la sono cavata bene. Joey: Sarà merito delle lezioni di ballo. Pacey: Te lo ricordi ancora? Joey: Io mi ricordo tutto. Pacey: Troppi dejavù per stasera, meglio tornare a casa… Musica cala Joey: Le sorprese sono finite? Perché potrei non farcela più a trattenere le lacrime. Pacey: Purtroppo per te, ho paura di no… La scena sfumò Pacey e Joey, stavano per entrare in casa. Pacey era pronto per aprire la porta. Joey: Pacey? (lo afferrò per il braccio prima che infilasse la chiave) Che intendevi dire prima quando hai detto che la serata deve ancora finire? E’ forse quello che penso io… (aggiunse maliziosa) Pacey: Non so a cosa sta pensando la tua testolina, ma adesso arriva il bello. Almeno spero (aggiunse tra se e se preoccupato) Joey: Come? Pacey: Niente. Aprì finalmente la porta, la stanza era illuminata solo da alcune candele profumate e per terra erano sparsi petali di rose rosse. Joey era incantata non disse una parola si girò di scatto e guardò Pacey negli occhi. Pacey: Jen. Le avevo chiesto di farmi questo favore, è stata brava. Dovrò farle un ragalo. (Joey continuava ad essere paralizzata) Joey? Di qualcosa. Joey: Non so cosa dire Pacey. Stasera mi hai totalmente spiazzata. Tutto questo è stupendo e io non ti ho comprato nemmeno uno straccio di regalo. Pacey: Ecco su questo punto… non è detto. Joey: Eh…? Pacey: Ti voglio far vedere una cosa. (si diresse verso la libreria e armeggio un po’ in uno scaffale) Trovato! (disse prendendo in mano un libro) Joey: E’ il mio Annuario di scuola, credevo di averlo perso. Pacey: L’avevi dimenticato a casa mia, a Capeside, e io l’ho conservato gelosamente per tutti questi anni. Tu hai rubato la mia felpa da hokey e io ti ho rubato l’Annuario. Mi sa che ci hai guadagnato tu nel cambio. (aggiunse riflettendoci su) Joey: Va bene, vuoi arrivare al sodo? Pacey aprì il libro alla prima pagina. Joey conosceva quell’album come le sue tasche, anche se non aveva avuto modo di sfogliarlo negli ultimi anni. Pacey: (leggendo) Carissima Joey, la scuola è finita. Ce l’ho fatta! Nessuno lo credeva, a parte te. Nemmeno io lo credevo… All’inizio non credevo nemmeno che noi due ci saremmo messi insieme, invece è successo. Non ti arrabbiare se noti una pagina tagliata verso metà, sono stato io, che per il mio bene, ed il tuo, ho deciso di censurare una mia orrenda foto con la frangetta del primo anno Joey: Già, non posso credere che tu l’abbia tagliata via. Vandalo che non sei altro. Pacey: …al suo posto troverai una scusa. Ti ricordi quando ti dissi, alla festa dei diplomati, che ciò che volevo di più dalla vita era possedere di nuovo una barca, per partire di nuovo con te? Joey: E’ si, mi hai fatto una promessa e io ci spero ancora. Pacey: …in realtà te lo dissi semplice perché non avevo il coraggio di confessarti che era solo te che volevo. (lei gli sorrise) Un giorno ti convincerò a sposarmi. Senza la foto potremmo dire hai nostri nipoti che ero carino. Joey: Tu sei molto carino. Pacey: Mi fa piacere che lo pensi. (tagliò corto) Cominciò a cercare nella tasca dei suoi pantaloni. Trovò una scatoletta, l’aprì e s’inginocchiò davanti a Joey. Joey: Oh mio Dio. (disse portandosi la mano alla bocca) Pacey: Josephine Potter, vuoi sposarmi? (disse con voce tremante) Joey: Oh, mio, Dio. Pacey…? Non so cosa dire. (disse con gli occhi che le luccicavano e un filo di voce) Pacey: Non devi rispondermi subito. Puoi pensarci tutto il tempo che vuoi. Joey: Sono solo un po’ sorpresa. Piacevolmente sorpresa. Lasciami riprendere fiato. (lo sguardo di Joey era pieno di gioia, continuava a guardare l’anello) E’ splendido. Si! (disse affascinata) Certo che voglio sposarti. (aggiunse con le lacrime agli occhi) Pacey: Si? (ripetè quella piccola parola che aveva sognato così tante volte di poter sentire) Davvero? Joey: Si. (Pacey le infilò l’anello) E’ bellissimo. Tu sei bellissimo. Si avvicinarono lentamente l’uno all’altra e si baciarono sempre più appassionatamente. Pacey: Ti amo. Fine episodio Fine quinta parte |