Tutta colpa dell'amore



“Pjers”. Christopher, Joey, Gill e Kevin sono seduti ad un tavolo.

Gill: Questo posto non è male Chris, (disse guardandosi in giro e giocando con una ciocca di capelli) non è certo il massimo dell’originalità, ma ha i requisiti giusti, magari col tempo migliorerà. Non credi anche tu tesoro? (rivolgendosi a Kevin)
Kevin: Non saprei, a me sembra molto simile al “Cream” di Boston.
Joey: A me non dispiace. (disse timidamente, intromettendosi nella discussione)
Christopher: Lo sapevo che saresti stata d’accordo con me, come sempre. (si girò verso di lei e le stampò freddamente un bacio sulla bocca)
Joey: (fece una smorfia) Già, come sempre.

Joey continuava ad annoiarsi. Si sentiva come un alieno circondata da terrestri. O forse era il contrario? E’ solo che non aveva niente di cui spartire con gente come loro. Si sentiva fuori posto.

Gill: Hey Joey, guarda quel tipo.
Joey: Quale? (Joey si girò verso la direzione che Gill le stava indicando col dito)
Gill: Quello che sta salendo sul palco adesso. Non è carino?

Joey rimase a bocca aperta. Non credeva hai suoi occhi. Non poteva essere lui. Era sicuramente qualcuno che gli somigliava.

Kevin: Ma dove? Di chi state parlando?
Christopher: Ma chi, quello là?

Il ragazzo salì sul palco, prese il microfono e cominciò a presentare la Band.

Pacey: Okay ragazzi. Eccomi qua, ci siamo anche stasera. Sono arrivati, sono pronti per noi, accogliamoli con un grande applauso, i “People Mix”.

Il pubblico applaudì mentre la band saliva sul palco ed iniziò a suonare una in canzone in stile Rock Classico.

Joey ancora non si capacitava. Quello che aveva visto sul palco era Pacey! Il suo Pacey! Se poteva permettersi ancora di dirlo. Continuò a seguirlo con lo sguardo, lo vide scendere dal palco all’arrivo del gruppo e avvicinarsi a una ragazza, una cameriera, per scambiare con lei un paio di frasi.

Gill: Joey. (agitando su e giù la mano davanti alla sua faccia) Jooey. Pronto, ci sei?
Joey: (svegliandosi dal coma) Cosa? Che c’è? (tutti e tre la guardavano confusi)
Christopher: Hey tesorino, ti senti bene?
Joey: Si certo. Cioè, no (ripensandoci). In effetti ho un po’ di mal di testa. Ti dispiace se me ne vado. Potrei prendere la tua macchina e tu potresti farti riaccompagnare da Kevin, (girandosi verso Kevin) se ovviamente non è un problema.
Kevin: Ma no, certo che no.
Christopher: No aspetta se non stai bene vengo con te.
Joey: No, non ti preoccupare, si tratta solo di un leggero mal di testa. Vado a casa, prendo un’aspirina e mi metto sotto le coperte.
Christopher: Sei sicura?
Joey: Certo.
Christopher: Come vuoi. (disse tristemente) Ecco le chiavi. Guida piano.

Joey gli fece un sorriso e sparì tra la folla del locale. Arrivò al bancone del bar e chiamò il barista.

Joey: Scusami.
Max: Si dimmi. Che di do?
Joey: No, volevo un’informazione.
Max: (perplesso) Okay, spara.
Joey: Il ragazzo che ha presentato la band prima, è il proprietario di questo posto?
Da dietro un altro barman diede una pacca sulla spalla a Max e gli disse: Eccone un’altra.
Max: (lui lo ignorò) Tu che pensi? Certo che è lui, si chiama Pacey.
Joey: (sempre più sconvolta) Oh mio Dio.
Max: Che ti succede?
Joey: Niente.
Max: Senti lascia perdere okay, perché lui--
Joey: Devo andarmene da qui. (uscì dalla porta e cose via)
Max: (urlando) Hey aspetta, sei sicura di star bene?

Max corse a cercare Pacey, lo trovò a parlare con la cameriera di prima.

Max: (col fiatone) Pacey. Ciao Jamie. (lei si limitò ad annuire e a fare un gesto con la mano) Ti devo parlare in privato.
Jamie: Capito, me ne vado. Ciao. (disse dolcemente rivolta a Pacey)
Pacey: Ciao Jamie.
Jamie: Addio Max! (gli disse in tono rude)

Max si era incantato a guardare Jamie andarsene.

Pacey: Hey! Ci sei? Allora che hai da essere così agitato?
Max: Eh? Ah si. Ho parlato con una tipa prima. All’inizio credevo fosse una delle solite che vogliono avere il tuo numero e via discorrendo, ma poi quando le ho fatto il tuo nome è diventata bianca ed è corsa via.

Pacey ascoltava attentamente.

Pacey: (agitato) Com’era fatta Max?
Max: Beh…era carina… alta, magra, capelli…
Pacey: scuri, occhi bellissimi…
Max: Si, è lei.
Pacey: Dov’è adesso?
Max: Te l’ho detto, è scappata di corsa. Forse se corri al parcheggio la trovi ancora. Ma chi è?
Pacey: Grazie sei un amico. (scappò via)
Max: PACEY!!! (gli urlò dietro, ma lui non sentì o fece finta di non sentire) Ma prego, ti pare. (sbuffò e tornò al bar)

Pacey corse più in fretta che poteva verso il parcheggio. Da lontano gli sembrò quasi di distinguere una sagoma, una sagoma che sembrava proprio quella di Joey. Ma forse si sbagliava, forse era il desiderio di lei che giocava un brutto scherzo hai suoi occhi. No! Avrebbe riconosciuto ovunque quella corsa affannata. Era lei. Joey arrivò alla macchina, cercò le chiavi, ma aveva le mani che le tremavano e non riusciva a inserirle nella portiera. Ormai Pacey era vicinissimo, era dietro di lei.

Pacey: Joey.

Lei si girò di scatto, con il fiatone e gli occhi pieni di lacrime. Non disse una parola, si limitò a guardarlo.

Pacey: Jo?(ripetè)

Le si avvicinò lentamente.

Joey: Non mi devi nessuna spiegazione Pacey, puoi andartene. (fingendosi calma)
Pacey: Voglio solo che mi ascolti un attimo.
Joey: Ascoltarti? (urlando) E perché adesso dovrei ascoltarti? Ti sei trasferito a New York e non mi hai detto niente, Pacey!
Pacey: C’è un motivo.
Joey: Quale? (urlando e piangendo nello stesso momento)
Pacey: Non volevo che pensassi che volevo opprimerti. Hai fatto la tua scelta, e io l’ho accettata. Mi è capitata questa offerta di lavoro. Sono qui per questo.
Joey: E l’Ice House?
Pacey: C’è Bodie.
Joey: Cosa? Oh Dio! (cominciando a capire tante cose) Bessie… come a potuto non dirmi niente!
Pacey: Gliel’ho chiesto io.
Joey: Giusto. E quanti altri lo sapevano a parte me?
Pacey: Più o meno tutti. A parte Dawson.
Joey: (era agitata e aveva il magone, invece lui sembrava così calmo) Non riesco a crederci. Avevo ragione, mi odi davvero tanto.
Pacey: Io non ti odio Joey. Ma non posso farlo.
Joey: Non puoi fare cosa?
Pacey: L’amico. (alzando la voce per la prima volta, come se per lui fosse duro ammetterlo. Joey lo fissava) Non posso essere tuo amico. Non posso vederti ogni sera con il tuo ragazzo, non posso darti consigli di coppia. Non ne sarei capace, senza contare che sarei falso e masochista. Non che in passato non lo sia mai stato, ma adesso non posso più, mi farebbe troppo male. E l’unico modo per non soffrire è non vederti. Perché fino a che non riuscirò a guardarti senza volerti stringere, o toccare, o baciare, non sarei un buon amico. Senza contare che di Dawson ne basta uno. Preferisco il niente alla tua amicizia. Peccato che non ci sia un cerotto anche per le crisi di astinenza da te. (cercando di sdrammatizzare)
Joey non sapeva che dire, non sapeva se doveva essere triste, o felice, o arrabbiata. Le sue parole e il tono con cui le aveva dette la sorpresero.
Joey: Quindi, fammi capire bene, noi due non potremmo più vederci? Mai più?
Pacey: No, io ci sarò sempre se avrai bisogno di me. Per delle emergenze.
Joey: (fece un risolino sarcastico) Come un prestito o magari come un riparo dalla neve se mi trovassi in mezzo a una bufera e non sapessi dove andare? (Pacey non rispose, Joey ricominciò a singhiozzare.)
Joey: Grandioso. D’accordo Witter, la chiamerò se avrò bisogno di soldi.

Si girò di nuovo e ricominciò ad armeggiare con le chiavi. Pacey le si avvicinò, le mise le mani sulla vita e la costrinse a girarsi. Poi le prese il viso tra le mani e con i pollici le asciugò le lacrime. Si guardarono per un lungo momento, senza dire niente, gli occhi di Pacey erano fissi su di lei, come in adorazione. Poi si lasciò andare.

Pacey: Sei così bella. (disse con un filo di voce, poi il pollice della mano destra scese dalla sua guancia fino alle labbra, che le accarezzò dolcemente.)

Continuarono a guardarsi negli occhi, erano a pochi centimetri l’uno dall’altra. Pacey stava per cedere al suo fascino, stava per baciarla, quando si sentirono le risate di una coppia che si stava avvicinando e questo li risvegliò da un sogno bellissimo. Si staccarono.

Pacey: Lo vedi cosa mi fai? Ora capisci perché non potrebbe funzionare? Io devo andare. (disse a se stesso)

E così fece, si girò e sparì nell’oscurità della notte. Joey avrebbe voluto gridargli di fermarsi, ma era come se le parole fossero pesanti e lei non avesse la forza di tirarle fuori. Tirò su col naso, riuscì finalmente ad inserire le chiavi, accese il motore e si diresse verso casa.

5 settembre 2008

Sera. New York. PJers.

Era ancora prestino, e il locale non era molto affollato, così Pacey si guardò in giro per controllare che fosse tutto in ordine e poi si avvicinò al bancone del bar.

Pacey: Tutto a posto qui ragazzi? Vi serve qualcosa dal magazzino? Che ne so le olive, i salatini…
Max: No niente. Pacey (in tono malizioso per ricevere la sua attenzione).
Pacey: Sì, dimmi.
Max: Non mi hai più detto niente su quella tipa dell’altra sera.
Pacey: Non vedo perché dovrei dirti qualcosa. (gli disse sorridendo)
Max: Okay. 1 a 0 per te. Ma dai, insomma ti sono stato d’aiuto l’altra sera, no? Non mi merito nemmeno un’informazione?
Pacey: Mi spieghi perché ti interessa tanto?
Max: Beh, hai presente che ti ho detto che appena le avevo fatto il tuo nome lei era sbiancata?
Pacey: Sii.
Max: Ecco, tu hai avuto la stessa reazione, quando hai capito chi era. Perché tu la conosci, perché se non fosse così, non saresti uscito di corsa a cercarla e non avresti mollato Jamie. Chi è dai?
Pacey: (sospirò) E’ un’amica. (Max fece una faccia poco convinta) Una cara amica.
Max: Continua.
Pacey: Niente, (temporeggiando) noi due ci siamo lasciati è finita in modo strano. Era da un po’ che non ci vedevamo ed evidentemente eravamo semplicemente un po’ sorpresi di esserci ritrovati proprio a New York, tutto qua.
Max: Quindi è per lei che tra te e Jamie non sta funzionando.
Pacey: Tra me e Jamie, non c’è mai stato niente, adesso non mi interessa avere una relazione. E non c’entra Joey se è a questo che stai pensando.
Max: Joey. Carino. Però aspetta un secondo, a te non interessa Jamie? Dici sul serio? Insomma qui dentro chiunque… insomma, beh tu mi hai capito amico mio.
Pacey: Beh fai pure allora, non me la prenderò.
Max: Sicuro, come no! Quella non ha occhi che per te! (Pacey fece per alzarsi.) Aspetta, aspetta, dimmi di più su questa Joey. Insomma se ritorna qui io che devo fare? Come devo comportarmi con lei?
Pacey: Trattala come qualsiasi altra cliente.
Max: Sul serio? Ah ma allora…
Pacey: Noo! Non quello Max, guai a te.
Max: Tranquillo scherzavo.
Pacey: D’accordo, senti io vado di là in ufficio un attimo, devo fare una telefonata. Se avete bisogno fate un fischio.

6 settembre 2008

Tardo pomeriggio. Appartamento di Joey.

Lei sta lavorando al computer, quando squilla il telefono.

Joey: Pronto.
Dawson: Hey Joey.
Joey: Dawson! Ciao. Che sorpresa a cosa devo l’onore.
Dawson: Beh in effetti a niente, ma non ricordi che giorno è oggi?
Joey: No, che giorno è?
Dawson: E’ giovedì,
Joey: Oh, è giovedì, fantastico! Non capisco.
Dawson: Non ricordi che ti chiamo ogni giovedì da quando vivi a New York per sapere i tuoi commenti sulla puntata di “The Creek” di ieri sera?
Joey: Oh Dio è vero! Hai ragione, che figura.
Dawson: Non esagerare, è solo che non ti era mai capitato prima di dimenticare le nostre telefonate settimanali.
Joey: Lo so Dawson, ma in questo periodo sono un po’ fuori fase.
Dawson: Ti va di parlarmene?
Joey: No, grazie.
Dawson: Perché sai, ho parlato al telefono con mia madre l’altro giorno, e mi ha accennato qualcosa su l’Ice House, Pacey, New York….
Joey: Perfetto, così adesso, anche tu ne sai più di me.
Dawson: No, per niente. E’ per questo che ti ho chiamata, volevo sapere come ti sentivi.
Joey: Sto bene Dawson. Non importa davvero.
Dawson: Joey, ti conosco, lo sento quando sei giù, permettimi di fare quello che entrambi abbiamo concordato io debba essere. Voglio aiutarti.
Joey: Dawson, questa è una cosa che devo risolvere da sola, tu non c’entri.
Dawson: E come hai intenzione di affrontarla?

Joey fece un sospiro scoraggiato. Non aveva voglia di affrontare quell’argomento.
Joey: Dimmi di te, come procedono le cose nell’assolata L.A.?
Dawson: Joey--!
Joey: Sul serio, non me la sento Dawson, ma ti prometto che se mi servirà qualcuno con cui sfogarmi farò subito il tuo numero. Allora mi vuoi dire come ti và o no?
Dawson: Qui tutto bene. Sto uscendo con una ragazza. (lo disse tutto in un fiato)
Joey: Quindi alla fine ce l’hai fatta a trovare il tempo.
Dawson: Non potevo lasciarmela scappare. E’ fantastica.
Joey: Mi fa piacere Dawson, spero che un giorno ce la presenterai?
Dawson: Lo spero anch’io. Aspetto con ansia di avere un week-end libero per venire a New York a trovarvi. Anche se, allo stesso tempo, mi piacerebbe che foste voi a venire qui. Avrei tante di quelle cose da mostrarvi.
Joey: Anche a me piacerebbe molto una vacanza in California.

Joey sentì il rumore della porta che si apriva alle sue spalle era Christopher, lei lo salutò con la mano.

Dawson: Mai dire mai.
Joey: Già, senti Dawson ora devo andare, ma ci sentiamo presto. La prossima settimana ti chiamo io. Giuro che mi ricorderò.
Dawson: Okay, spero che fra 7 giorni sarai più felice.
Joey: Chissà forse (non contandoci su troppo).
Dawson: Mi raccomando! A presto Joey.
Joey: Ciao Dawson.

Spense la comunicazione.

Christopher: Chi era?
Joey: Un amico di Los Angeles.
Christopher: Ah, quello del giovedì.
Joey: Ha un nome Christopher, si chiama Dawson, te l’ho detto più di una volta.
Christopher: E’ un nome talmente strano che non lo ricordo mai.
Joey: Immagino. Chissà che sforzo. (disse piano, così che lui non potesse sentire)
Christopher: Hai detto qualcosa, cara?
Joey: No niente.

La scena sfuma.

7 settembre 2008

Sera tardi. “Pjers”. Il locale era affollatissimo. Pacey stava parlando con Justin il manager delle band musicali.

Pacey: Sentiamo, chi avevi in mente?
Justin: Okay! Reggiti forte, i Maroon 5
Pacey: Chi?
Justin: Oh Dio Pacey, come pretendi che ti parli di Band musicali se non ne conosci neanche mezza.
Pacey: Stavo scherzando, li conosco i Maroon 5, sono quelli che cantano “That Love”
Justin: “This Love”.
Pacey: Beh più o meno ci sono andato vicino. Ma come sono?
Justin: E’ una band emergente, vanno molto in questo periodo, e poi è il nome, più noto che ti puoi permettere.
Pacey: Okay, e vada per questi tizi.
Justin: Non te ne pentirai.
Pacey: Ecco le ultime parole famose, non dovevi dirlo, adesso succederà un disastro.
Justin: Da quando sei superstizioso?
Pacey: Infatti non lo sono, odio la gente che lo è, va bene mi fido, aggiudicato.
Justin: Bravo, io me ne vado bello, ho di meglio da fare. Una ragazza, non so se mi capisci…
Pacey: Vai, vai. Hey aspetta, chiamami in settimana, voglio sapere un po’ di più su quel gruppo.
Justin: Si, ciao.

Jamie vide Justin andarsene e così si avvicinò a Pacey.

Jamie: Ciao Pacey.
Pacey: Jamie! (sopreso) Come va? (disse cercando di mostrarsi naturale)
Jamie: Bene. Tu?
Pacey: Bene anch’io, perchè me lo chiedi?
Jamie: Non lo so mi sembri un po’ agitato.
Pacey: Va bene, allora c’è niente che possa fare per convincerti che non è così?
Jamie: Oh, ci sarebbe. (fece una pausa, lo guardò dalla testa ai piedi e incrociò le braccia.) Usciamo insieme Pacey. (lo sfidò)
Pacey: (si schiarì la voce) Vai dritta al punto, vedo.
Jamie: Se aspetto te, non se ne esce.
Pacey: E chi ti dice che io ne voglia uscire?
Jamie: Ahi, che male! (fingendosi offesa)

Pacey si lasciò scappare una risata.

Jamie: Ce l’ho fatta a farti ridere, ha ha.
Pacey: Tu non ti arrendi mai vero?
Jamie: Quando ci tengo a qualcosa, no. Credi sia sbagliato?
Pacey: No no, assolutamente è solo che io in questo periodo non sono molto socievole.
Jamie: L’avevo notato, (sorridendo) ma come vedi sono ancora qui. E dai usciamo una sera? Facciamo un giro. Al massimo ci annoieremo, finita la serata, amici come prima.
Pacey: Sul serio?
Jemie: Certo. Anche se io sono convinta che ti divertirai. Non lo sapevi che a volte parlare con un’estranea aiuta molto?
Pacey: (annuì) L’ho sentito dire, sì.
Jamie: Allora? Qual è il verdetto.
Pacey: Va bene, usciamo. Però sono un po’ fuori allenamento, dovrai avere pazienza.
Jamie: Sono sicura che non avrai problemi Pacey.

Detto questo gli mise una mano dolcemente sulla spalla e lo superò. Pacey si girò e la guardò riprendere a lavorare, poi si avviò dietro il bancone per aiutare i barman.

Max: Ti ho visto, ci hai parlato. Hai ceduto vero?
Pacey: Eh già.
Max: Hai fatto bene amico, un uomo non può dire di no a una come quella.
Pacey: Il fatto che ci esca non vuol dire niente.
Max: Ma fammi il piacere! Non vorrai dirmi che ci esci perché ti piace come serve hai tavoli?
Pacey: Ammetto che abbia delle doti che sicuramente possono avermi attratto….(Max fece di si con la testa.) Ma resta il fatto che non ho secondi fini, usciremo e basta, fine della storia. E non voglio parlarne più. Altrimenti considerati licenziato. (scherzando)
Max: Preparati una relazione dettagliata, perché non mi scappi.
Pacey: Max! Chiudi il becco e lavora!

Lui sogghignò sotto i denti.

10 settembre 2008

Giorno. Capeside. Ice House.

Bessie è alla ricerca di Bodie. Alla fine arriva alle cucine e lo avvista.

Bessie: Bodie
Bodie: Hey Bess. Che fai qua tutto bene?
Bessie: No (arrabbiata) Ho appena ricevuto una telefonata poco piacevole da mia sorella. Mi ha accusata di reggere il gioco a Pacey, quando io in realtà non sapevo niente di tutta questa storia, non mi avevi detto che Joey non sapeva che adesso all’Ice House ci lavori tu.
Bodie: Non me l’hai chiesto? (azzardò un ipotesi, timidamente)
Bessie: Come puoi essere dalla parte di Pacey?
Bodie: Premesso che non sto dalla parte di nessuno. Guarda che è Joey la prima che ha sbagliato.
Bessie: Aaah, giovani! Credi che ne verranno mai fuori da questa cosa?
Bodie: Glielo auguro proprio, dato che è quello che vogliono entrambi, ma nessuno vuole spostarsi dalle proprie posizioni. Le hai parlato un po’? come ti è sembrata?
Bassie: Magari avessi avuto la possibilità di dire qualcosa! Sono riuscita a mala pena a mettere un si, un no, e un non lo sapevo, in mezzo al suo monologo isterico.
Bodie: Non è grave Bessie. Lo sa che tu non c’entri, aveva solo voglia di prendersela con qualcuno.
Bessie: Già. Oh a proposito di prendersela con qualcuno, mi ha detto che ti saluta caramente. (disse in tono sarcastico)

Poi si girò sparì da dove era arrivata. Bodie fece una smorfia preoccupata.

La scena sfuma.

11 settembre 2008

Sera tardi. New York. “Pjers”.

Pacey si guardò un attimo in giro, poi da dietro sentì la una voce di una ragazza che lo chiamava…

Ragazza: Pacey Witter!!!

…una voce inconfondibile per Pacey.

Pacey: Audrey! Ciao! Sei tornata. Come hai fatto a trovarmi?
Audrey: Ho chiamato Jen.
Pacey: (lui annuì) Aaah, Jen sa sempre tutto. Sei bellissima, fatti abbracciare.
Audrey: Beh anche tu non sei male, anzi, direi che sei un po’ come il vino. Migliori con gli anni.
Pacey: (lui rise di gusto) Oh Dio, quanto mi sei mancata.
Audrey: Anche me siete mancati tutti voi.

Si guardarono e si sorrisero.

Pacey: Dai vieni, sediamoci, ti offro qualcosa di super analcolico.
Audrey: Grazie. (giocando) Sei sempre molto premuroso.
Pacey: Sì. Allora che mi racconti?
Audrey: Che ti racconto? Che tu già non sappia? Non molto in realtà. Ho fatto un po’ di serate qua e là in giro per l’Europa. Sono tornata lunedì da Amsterdam, ieri sono stata a trovare i miei a Los Angeles da dove ho chiamato Jen, lei mi ha raccontato le ultime novità, soprattutto su di te, (gli puntò un dito contro), e quindi mi sono detta che non potevo starmene a casa a guardare Beautiful con mia madre mentre voi qui vi date alla pazza gioia (Pacey corrugò la fronte a quella affermazione. Non si dava esattamente alla pazza gioia…). Per cui, questa mattina ho preso il primo aereo per New York, ed ora eccomi qua. Ho passato il pomeriggio con Jen, ho provato a chiamare Joey, (E vai col secondo colpo basso a quel nome Pacey abbassò la testa), ma, o non rispondeva nessuno, o era occupato. Quindi tu sei il mio secondo avvistamento.

Audrey notò subito che l’espressione di Pacey era cambiata.

Audrey: Hey, ho detto qualcosa di sbagliato?
Pacey: No, no figurati. (cercando di deviare il discorso) Quindi, dove starai stanotte? Da Jen?
Audrey: No, si era offerta, ma non mi andava di disturbarla. Ha sempre molto da fare con Amy e sua nonna. Ho gia prenotato un albergo.
Pacey: Oh, fantastico.

Lui era sovra pensiero, non seguiva più come all’inizio il racconto di Audrey, ma lei non se ne accorse, o meglio fece finta di non accorgersene. Sapeva che Pacey non voleva sentirsi fare la morale, per l’ennesima volta, in oltre lei non era il tipo giusto, quindi fece finta di niente.

Audrey: (guardandosi in giro) Cavolo Pacey, questo posto è stupendo!
Pacey: Credi?
Audrey: Lo credo si. Ma è tutto tuo?
Pacey: (oops, tasto dolente) Ecco… no, in effetti no. E’ mio solo per metà.
Audrey: E di chi è l’altra metà?
Pacey: (fece un sorrisone, poi rispose) E’ di… (temporeggiò) ti ricordi di Alex Pearl?

La faccia di Audrey passo da un sorriso a trentasei denti a una smorfia di orrore.

Audrey: Non dirmi che ti sei messo in società con quella criminale Witter!
Pacey: Eh sì. Anch’io ero perplesso all’inizio, ma l’hai detto anche tu che questo posto è stupendo. E poi lei la vedo talmente tanto poco, che alla fine ci faccio quello che mi pare qua dentro.
Audrey: Davvero? Non cerca di mettersi in mezzo?
Pacey: No, infatti. (riflettendoci un attimo) Anche se ne avrebbe tutti i diritti comunque. Chissà magari un giorno, quando potrò permettermelo, comprerò anche la sua parte.
Audrey: Te lo consiglio, perché quella, meno ti si avvicina meglio è.
Pacey: (sorrise) Seguirò il tuo consiglio.
Audrey: Bravo

Jamie gli passò accanto gli sorrise e lo salutò con la mano. Pacey ricambio il saluto. Audrey guardò lei e poi lui.

Audrey: Ci sono novità! Questa non me l’aspettavo Pacey. Parla!
Pacey: Non c’è niente da dire. Io, noi…siamo usciti insieme un paio di volte. Non è niente di serio, credimi.
Audrey: E questo lei lo sa?
Pacey: Che vuoi dire?
Audrey: Non lo so, mi è sembrata piuttosto coinvolta.
Pacey: Ma se l’hai vista per un millesimo di secondo!
Audrey: Si ma l’espressione l’ho vista (imitandola) e anche quel gesto con la manina. Secondo me è cotta.
Pacey: Ma piantala! Piuttosto lo sai a cosa stavo pensando?
Audrey: Bravo, cambia pure discorso, fai sempre così. Va beh dai dimmelo?
Pacey: Di farti cantare qui qualche volta, ti gusterebbe la cosa?
Audrey: E me lo chiedi? Certo che mi piacerebbe. Grazie.
Pacey: Grande! Hai visto che ho fatto bene a cambiare discorso!!
Audrey: Adesso però non ti gongolare troppo

Lui sorrise, fece il suo classico sorriso soddisfatto, poi si strinsero la mano.

La scena sfumò

12 settembre 2008

Tardo pomeriggio. New York. Appartamento di Joey.

Lei sta lavorando al computer, quando sente il rumore della porta che sia apre, era Christopher che ritornava dal lavoro. Le si avvicinò.

Christopher: Ciao!
Joey: Ciao Chris. (disse senza molto slancio)
Christopher: Che combini?
Joey: Sto facendo una torta. (prendendolo in giro) Secondo te che combino, sono immersa nel lavoro da questo pomeriggio.
Christopher: Credevo che non stessi bene.
Joey: Infatti è così, ma Greg aveva urgente bisogno di questo materiale, così mi ha chiamata e mi ha chiesto se potevo fargli questo favore.
Christopher: Dovevi dirgli di no, Joey. Se stai male, devi riposarti.
Joey: Non fa niente. Comunque adesso ho quasi finito. Tu invece che mi racconti?

Lui si avvicinò è cominciò a massaggiarle la schiena. Ma lei era poco coinvolta.

Joey: Chris, Chris, ti prego smettila. (arricciando le spalle)
Christopher: Come vuoi. Comunque ho una notizia incredibile, non te lo immagineresti mai.
Joey: A sì? E cos’è?
Christopher: Evidentemente Greg in questo periodo o ce l’ha con noi due, o ci vuole molto bene, dato che ci sta riempiendo di lavoro.
Joey: (si girò con la seggiolina e guardò Christopher che era seduto sul bracciolo del divano) Perché che lavoro ti ha affidato?
Christopher: In effetti non è proprio un lavoro anzi, ricordi il mio libro?
Joey: Si, certo.
Christopher: si è finalmente deciso a pubblicarlo. Quindi domani partirò per Baltimora insieme a lui per la promozione, starò la fino a lunedì.
Joey: Oh ma è fantastico! Congratulazioni.

La contentezza di Joey non era tanto rivolta alla promozione del libro del suo ragazzo, ma quanto al fatto che avrebbe avuto una settimana di cura disintossicante dalla sua costante presenza. Sei giorni solo per lei, non le sembrava vero.

13 settembre 2008

Sera. New York. Appartamento Joey.

Lei era distesa sul divano, si stava rilassando guardando un episodio di “The Creek” e pizzicando ogni tanto da una scatola di cereali. Quando c’è Christopher non ci riesce mai, con in sottofondo i suoi inutili commentini. La puntata finì, ma lei non aveva ancora sonno, decise di fare quattro passi, magari andare a trovare Jen. Le giornate cominciavano a diventare un po’ più fredde ma niente di esagerato, quindi prese il giubbotto di jeans e uscì di casa. Camminò a lungo, era da tanto con non lo faceva, era da tanto che non dedicava del tempo solo a sè stessa. Pensò a molte cose, al suo lavoro, all’ambiente che frequentava, hai suoi amici. I suoi amici. In realtà di amici ne aveva ben pochi, di quelli veri. A parte Jen le uniche persone che vedeva erano i colleghi di lavoro o gli amici di Christopher, che odiava. E poi lui. Christopher. Più di una volta si era sentita a disagio nelle serate che organizzava e anche a casa il rapporto era cambiato, forse non era mai stata molto presa. Si alzò il vento e cominciò a cadere qualche goccia di pioggia. Joey si guardò in giro, era già stata da quelle parti, ma dov’era? E come c’era arrivata fin lì? Ora ricordava era vicina al “Pjers”, e a casa di Pacey. I suoi piedi l’avevano portata lì senza neanche accorgersene. Ma ora doveva tornare indietro, non importava quanto piovesse, non poteva salire da Pacey così all’improvviso, lui era stato chiaro con lei, l’amicizia era impossibile per loro. Ma nonostante tutto questo si ritrovò davanti alla sua porta, la sua mano stava per bussare, ma qualcosa dentro le diceva che non era il caso, che si sarebbe ripetuto tutto quello che era successo la sera che l’aveva visto per caso al “Pjers”. Ma la sua mano, come i suoi piedi agì da sola. Bussò alla porta. Dopo poco si aprì, Pacey era in piedi davanti a lei, indossava i pantaloni della tuta e una canottiera grigia.

Pacey: Joey! (disse sorpreso)
Joey: Ciao, io… sorpresa! Mi dispiace Pacey, lo so che non dovrei essere qui, stavo passeggiando e senza neanche accorgermene sono finita qui, lo so fa schifo come scusa, però è strano sul serio, non voglio disturbarti--
Pacey: Non è necessario che mi dai spiegazioni, vieni dentro ti prego, sei tutta bagnata.
Joey: Non è niente è solo un po’ d’acqua.

Si guardarono per un po’, poi la tensione fu interrotta da Jamie che sbucò da dietro una porta.

Jamie: Pacey (lo chiamò timidamente)

Joey la guardò, si sentì sprofondare, avrebbe giurato che quello era il momento più imbarazzante di tutta la sua vita.

Joey: Oh mio Dio! Lo sapevo che era un errore, vado via, scusate.
Pacey: No! Tu non vai da nessuna parte. (disse deciso) Ecco…magari dammi solo un secondino. (disse imbarazzato accennando un sorriso.) Non muoverti da qui, arrivo.

Detto questo, raggiunse Jamie.

Pacey: Vieni con me un attimo.

La condusse gentilmente nella stanza.

Jamie: Beh? Chi è?
Pacey: (cercando di parlare piano e il più lentamente possibile) Jamie, non posso mandarla via. E’ una mia amica--
Jamie: Una tua amica. Ma senti. Come no. (cominciò a raccogliere i suo vestiti sparsi qua e là) So come vanno queste cose. (mise tutte le sue cose in una borsa e fece per uscire).
Pacey: (si mise davanti alla porta) Ascolta domani ti spiegherò tutto.
Jamie: Domani! Chissà dove sarai domani.
Pacey: Di che stai parlando?
Jamie: Ti prego Pacey! Ma credi che sia davvero così stupida?

Pacey non disse niente scosse semplicemente la testa.

Jamie: Togliti di mezzo. (lo spinse via, raggiunse Joey e stava ancora vicino all’entrata) Divertitevi!

Poi uscì sbattendo la porta. Joey guardò Pacey e la scena sfumò.

Riprese con Joey e Pacey seduti sul divano. Avevano entrambi un braccio sullo schienale e si guardavano in faccia. Pacey aveva dato a Joey una sua felpa, per sostituire la sua maglia che era bagnata. Le stava decisamente larga. Aveva anche un asciugamano con cui si stava tamponando i capelli umidi.

Joey: Senti Pacey, mi dispiace sul serio, dovevo pensare prima di piombarti in casa così…
Pacey: Smettila, possiamo finirla di parlare di questa cosa? Sono già abbastanza imbarazzato per conto mio.
Joey: Sei tu quello imbarazzato? Andiamo bene. Io mi sento un’idiota. Anzi guarda, è meglio che vada ora. Mi hai già detto come la pensi e io non voglio essere invadente. Ti ridarò la felpa il prima possibile… (si alzò in piedi e si diresse alla porta)
Pacey: Joey aspetta… insomma, fuori sta piovendo.
Joey: (si girò di scatto) E’ questo l’unico motivo per cui vuoi che resti? Perché fuori sta piovendo?
Pacey: Joey--
Joey: No aspetta. L’altra volta hai parlato tu, ora tocca a me farlo, devo farlo adesso, altrimenti non so se troverò mai più il coraggio. Tocca a me dirti quello che sento quando non ti ho vicino. Perché Pace, io penso a te in ogni momento, capisci? Non faccio altro tutto il giorno. Penso a come potrebbe essere passare le giornate con te, tornare a casa alla sera e raccontarti com’è andata al lavoro. Vorrei che ci fossi tu lì per me quando sto male a consolarmi. Io vorrei solo te.

Pacey aveva gli occhi lucidi la guardava e aveva il fiato grosso il cuore gli batteva all’impazzata.

Pacey: Tu mi vuoi davvero Joey? (aveva il magone) Dici sul serio? (cominciava lentamente ad avvicinarsi a lei) Perché il mio cuore non sopporterebbe un altro ripensamento. Io ho l’assoluto bisogno di sapere che questa è la tua scelta definitiva perché stavolta finirei davvero male. Lo capisci vero? Morirei se te ne andassi di nuovo. Quindi ti prego ripetimelo un’altra volta.
Joey: Mi dispiace per tutto quello che ti ho fatto passare. (anche lei avanzò verso di lui) Non accadrà mai più te lo giuro. Io voglio stare con te Pacey. Solo con te. (la voce le tremava)

Pacey continuava a guardarla, poi sorrise, fu un sorriso che gli scoppiò da dentro, le prese il viso tra le mani prese fiato e la baciò con tutta la passione che aveva in corpo, come se lei fosse l’ossigeno di cui aveva disperatamente bisogno per vivere. A un tratto si stacco di pochissimo per dirle semplicemente “Ti amo”, poi riprese a baciarla. La prese in braccio, ed arrivarono fino in camera, la poggiò sul letto, lei rimase in ginocchio sul materasso e lui in piedi sul pavimento, le sfilò l’enorme felpa, lei gli passo un braccio attorno al collo e con la mano destra gli accarezzò la guancia, poi ripresero a baciarsi. La scena sfumò.

14 settembre 2008

Mattina. New York. Appartamento di Pacey.

I raggi del sole entrarono lentamente dalla finestra della camera da letto di Pacey. Lui era sveglio già da un po’. Era disteso su un fianco con la testa appoggiata al braccio, a guardare Joey dormire. A un tratto anche i suoi occhi cominciavano debolmente ad aprirsi.

Pacey: Ciao.
Joey: Ciao, (sorridendo assonnata) che stai facendo?
Pacey: Ti guardo mentre dormi. (come se fosse la cosa più naturale del mondo)
Joey: (si sfregò gli occhi) Che spettacolo eh? Un vero talento. (lui fece di si con la testa) Smettila di guardarmi (disse coprendosi il viso con il lenzuolo), sono orribile alla mattina.

Pacey le tolse dalla faccia il lenzuolo, la guardò sorridendo.

Pacey: Sei la cosa più bella che io abbia mai visto. (le disse dolcemente, poi si avvicinò per baciarla e appoggiò la sua mano sul suo braccio cominciando ad accarezzarla dolcemente.)
Pacey: A che stai pensando?
Joey: A quanto tempo ho sprecato.

Lui le sorrise. Il suono di quelle parole lo rendevano l’uomo più felice del mondo.

Pacey: Ma ora lo recupereremo, giusto?
Joey: Puoi scommetterci. (le si avvicinò e la baciò)
Joey: Pacey? (disse in modo sensuale tra il bacio)
Pacey: Mmm.
Joey: Ho fame! (lo sorprese)
Pacey: Oh. Okay. Aspettami qui, torno subito. (le diede un bacino leggero sulle labbra e si avviò verso la cucina)
Joey: E dove altro potrei andare?

Lui le sorrise mentre usciva.

Il cellulare di Joey iniziò a squillare. Joey cercò dove potevano essere i suoi jeans alla fine li trovò. Era Christopher. Si ricompose e rispose al telefono.

Joey: Christopher! Ciao
Christpher: Ciao. Dove sei?
Joey: (schiarendosi la voce) Sono a casa. Che vuoi dire?
Christopher: Beh allora perché non hai risposto al telefono?
Joey: Oh, quello. Forse perché sono uscita dalla doccia adesso. Non l’ho proprio sentito.
Christopher: Capisco. Che farai oggi?
Joey: Non lo so, sono ancora a casa per malattia, ma sto meglio, forse farò un giro per negozi.
Christopher: Stai meglio! Hai riposato bene stanotte?
Joey: Tu non hai idea quanto. (facendosi sfuggire un sorriso)
Christopher: Uscirai con Jen?
Joey: Probabile. Tu?
Chistopher: Ho una conferenza…

Intanto Pacey era tornato. Joey gli sorrise. Aveva un vassoio con sopra due bicchieri di spremuta d’arancio, dei pancakes, lo sciroppo d’acero e una ciotolina con delle fragole.

Joey: Oh ma che bello (senza neanche più ascoltarlo) D’accordo, allora in bocca al lupo.
Christopher: Crepi. Ci risentiamo presto. Ciao, ti amo.
Joey: Si, ciao. (riattaccò)

Pacey: Tutto bene?
Joey: Benissimo.
Pacey: Come la metterai con lui? (disse in tono preoccupato)
Joey: Tu cosa vorresti che facessi? (disse ammiccando)
Pacey: Facile. Credo che quello che vorrei è che tu lo mollassi il prima possibile e venissi a stare qui con me.
Joey: Davvero? (disse al settimo cielo) Vorresti davvero che venissi a stare con te?
Pacey: Per forza! Che domande! Non dovevamo recuperare il tempo perso?

Joey scoppiò a ridere è gli saltò addosso.

Pacey: Ahia! (si lamentò scherzando) Forse ho parlato troppo presto, sarai la mia rovina Potter.
Joey: (lei lo guardava, non curante delle sue parole) Appena torna gli dirò tutto. (lui si rattristò per un momento) Che c’è, perché quell’espressione buia?
Pacey: La mia solita paura. Ho il terrore che tu mi scompaia di nuovo da sotto gli occhi come una bolla di sapone.

Lei sorrise e iniziò a fargli il solletico come faceva sempre lui a lei, ma Pacey era più forte si tirò su a sedere, la prese per la vita e la ridistese nuovamente sul letto, come prima. Poi la guardò negli occhi sfidandola, era guerra!

Joey: No Pace. Ti prego, non farlo. (lo supplicò)

Quello che fece la sorprese si avvicinò e iniziò a baciarla.

Pacey: (tra un bacio e l’altro) Facciamo che alla colazione ci pensiamo dopo.

Entrambi risero e sprofondarono sotto le coperte.

La scena sfumò.

Qualche ora dopo Joey e Pacey erano sulla soglia della porta. Erano abbracciati e tra un bacio e l’altro cercavano di salutarsi, ma nessuno dei due riusciva a staccarsi.

Pacey: Verrai stasera al “Pjers”?
Joey: Certo.
Pacey: Oggi dove andrai?
Joey: Vorrei uscire con Jen.
Pacey: Per dirvi che? Non vorrete spettegolare alle mie spalle? Quelle riunioni tra donne mi fanno sempre venire l’ansia.
Joey: Tu non hai di che preoccuparti, perché se dovessi mai dire qualcosa su di te a Jen, sarebbero tutte cose molto carine. (gli disse e lo baciò di nuovo)
Pacey: Mmmm. E se restassi qui con me tutto il giorno?
Joey: Chiusa in casa con te tutto il giorno. (disse riflettendoci su) Beh la cosa è allettante, ma credo che passerò.
Pacey: Okay. (disse debolmente) Allora ci vediamo stasera.
Joey: Conterò i minuti.

Si scambiarono l’ultimo bacio, poi Joey si staccò definitivamente, si avviò lungo il corridoio e sparì girato l’angolo.

Pomeriggio. Strade di New York.

Jen e Joey stavano passeggiando per i negozi. Ogni tanto entravano e ogni tanto si fermavano solo per vedere le vetrine.

Jen: Okay Joey, sputa l’osso adesso.
Joey: Eh?
Jen: Evitiamo il momento in cui io cerco in tutti i modi e con frasi inutili di convincerti a raccontarmi quello che ti è successo. Parla e basta!
Joey: Non so a cosa tu ti riferisca Jen, davvero. (facendo la vaga)
Joey: Okay, allora spiegami perché è da quando ti sono venuta a prendere che è come se avessi gli angoli della bocca incollati alle orecchie? Non smetti di ridere!

Joey si girò semplicemente verso l’amica la guardò profondamente e continuò a sorridere sempre di più. Jen all’inizio non capì poi i suoi occhi si allargarono e la sua bocca si aprì.

Jen: Oh mio Dio, oh mio Dio!!! Finalmente! Ma Quando? Raccontami tutto, voglio sapere ogni cosa. Com’è andata?
Joey: Non so da dove partire Jen.
Jen: Parti dall’inizio e quando sei alla fine ti fermi.
Joey: Carina. Comunque, ieri sera sono andata a casa sua, che vergogna, c’era una ragazza con lui, (si fece per un momento seria) a proposito, forse la conosci. Molto bella, alta, magra, lunghi capelli biondi, credo sia una cameriera che lavora al “Pjers” l’avevo vista un’altra volta.
Jen: Si, sarà stata Jamie. Lo so è molto carina, ma stai tranquilla, Jamie non è una minaccia per te.
Joey: Sai da quanto durava?
Jen: Un paio di settimane, non di più. Comunque, continua.
Joey: Insomma, niente… bella serata. (non riuscì a trattenere un sorriso malizioso ripensandoci)
Jen: Ma guardati. Sei in estasi, e pensare che solo ieri eri un cadavere.
Joey: E’ così evidente?
Jen: Si (disse senza pensarci su)
Joey: Pacey mi fa quest’effetto (disse timidamente, arrossendo e nascondendo la faccia tra le mani)
Jen: Lo so, lo sempre saputo che non era mai finita tra voi. Come dice il proverbio: Non è finita fin che non è finita. Non si può far finta di niente, quando si prova un sentimento così grande per una persona.
Joey: Sei sempre più saggia, lo sai?
Jen: E’ già. Non me ne parlare. Tutta colpa di Jack.

Le ragazze risero di gusto.

La scena sfumò

Sera. “Pjers.”

Pacey sta lavorando dietro al bancone. Max continua a distrarlo.

Max: Quindi tra te e Jamie è finita sul serio?
Pacey: Si Max.
Max: Stai con quell’altra….come si chiama? Jony
Pacey: Joey.
Max: E Jamie come l’ha presa?

Pacey si limitò a guardare Max.

Max: Già! Pessima uscita. Però dovresti parlarle.
Pacey: Lo so non credere che non ci abbia provato.
Max: Riprovaci, guarda è l’ha.
Pacey: Va bene, prima è, meglio è. (disse a sé stesso per darsi coraggio) Faccio il prima possibile (rivolto a Max)
Max: Hey Pacey (richiamandolo)
Pacey: Che c’è?
Max: Assicurati prima che non sia armata. Ha ha ha.

Pacey scosse la testa.

Raggiunse Jamie, mentre stava servendo a un tavolo.

Pacey: Ciao Jamie. (disse timidamente)
Jamie: Sto lavorando, è meglio che non mi distragga se non voglio essere sostituita. (disse in tono sarcastico)
Pacey: (si schiarì la voce) Ho bisogno di parlarti civilmente. Vieni di là con me un attimo?
Jamie: Com’è andata ieri sera? Con l’amica?
Pacey: (sempre più imbarazzato) Bene. Insomma Jamie… lo sapevi, te l’avevo detto che fra noi due non poteva esserci niente di serio.
Jamie: E’ vero, hai ragione. Ho firmato il contratto, ora di che mi lamento?! (Pacey sospirò) Ascolta Pacey ho capito. Ma evita di fare il gentile adesso, perché non funziona. (girò i tacchi e riprese a lavorare)
Pacey: Uff..(sbuffò)

Nello stesso momento per strada vediamo Joey, e Audrey che si stanno dirigendo al “Pjers”. Jen non c’era perché purtroppo doveva stare a casa con Amy.

Audrey: non posso credere che Jen non ti abbia detto che ero in città!
Joey: E’ stata colpa mia ho parlato per tutto il tempo e forse le è passato di mente.
Audrey: Ah, non fa niente. E comunque Joey, sono tre giorni che tento di chiamarti ma non ti trovo mai in casa. Ma dove sei?
Joey: (ci pensò un attimo e poi sbottò) Da Pacey (disse guardandola sorridendo)

Audrey ci mise un po’ per realizzare.

Audrey: Oooh alleluia! Che le campane suonino a festa.
Joey: Certo è strano, in realtà io pubblicamente sto ancora con Christopher, devo ancora dirglielo e non so come farò. Mi mette un po’ di ansia questa cosa.
Audrey: Vedrai che ce la farai senza problemi.
Joey: Lo spero.

Intanto arrivarono alla strada del “Pjers”, si cominciava già a vedere la fila dei ragazzi per entrare. Fuori dalla porta c’erano i due buttafuori Ryan e Steve. Joey li aveva già visti, comunque Pacey le aveva avvisate che sarebbe bastato dirgli i loro nomi dato che loro sapevano già che dovevano lasciarle passare. Così fecero, grazie alle loro conoscenze passarono davanti a tutta la fila accompagnate dei lamenti degli altri ragazzi.

Entrate nel locale si guardarono un po’ in giro per vedere se avvistavano Pacey. Ma non si vedeva così decisero di sedersi negli sgabelli del bar. Max si avvicinò.

Max: Che vi porto rag--(alzò per la prima volta la testa e guardò Joey) aspetta, ma io ti conosco.
Audrey: Come no! La scusa più vecchia del mondo.
Max: No, no dico sul serio. Ti ho già vista. Sei l’amica di Pacey.
Joey: Si, ha ragione, ci siamo già visti un’altra volta. Ma allora non ero al massimo della forma.
Max: Me lo ricordo, mi avevi fatto preoccupare. Comunque io sono Max, piacere (si strinsero la mano)

Joey stava per dire il suo nome, ma lui la precedette.

Max: Joey. Lo so, Pacey mi ha raccontato tutto di te. E la tua amica come si chiama?
Joey: Scusa, lei è Audrey.
Max: Salve!
Audrey: Ciao. (forzando un sorriso)
Joey: Però scusa che ti avrebbe detto Pacey di me?!?
Max: Eccolo lì, perché non lo chiedi a lui. (disse puntando il dito proprio dietro Joey)

Lei si girò di scatto con lo sgabello e fece un grande sorriso quando lo vide.

Joey: Ciao. (disse felice)

Pacey: Hey, (si baciarono, lui le mise le mani sui fianchi) ciao Audrey.
Audrey: Pacey.
Joey: Hey, va tutto bene? Perché hai quella faccia?
Pacey: Niente di che, purtroppo sai la ragazza di ieri sera? Lavora qui. Quindi sarà un po’ difficile comunicare nei per i prossimi giorni.
Joey: Oh si, Jamie, vero? L’avevo già vista l’altra volta, e poi mi ha dato i dettagli Jen.

Pacey annuì, Joey vedeva che gli dispiaceva, sapeva che Pacey si sentiva in colpa. Dopotutto Jamie non aveva tutti i torti, nessuno come lui poteva capirla. Joey conosceva questo lato del suo carattere e lo capì.

Joey: Senti, vuoi che ci parli io?
Pacey: Parlarle tu? No, non mi sembra il caso. No. Ci ho già provato io e non ho fatto altro che peggiorare le cose.
Joey: Ma io non sono te, tesoro. La vado a cercare, torno subito.
Pacey: No Jo. (troppo tardi era già andata.) Credi che mi darà mai retta un giorno o l’altro? (chiese a Audrey)
Audrey: Aspetta e spera…

La scena sfuma.

Joey avvistò Jamie. E le andò in contro.
Jamie: Oh no, secondo round? Ti ha mandata lui?
Joey: No. Vieni un secondo con me. Sediamoci qui.

Joey la prese per un braccio e la spinse delicatamente su una panchina.
Jamie: Hey, non spingermi. Ecco sono seduta che mi devi dire.
Joey: Mi sento responsabile per tutto questo problema che si è creato tra te e Pacey, ma lui non c’entra niente. In realtà e colpa mia. (Jamie la fissava colpita dalle sue parole)
Jamie: Probabilmente, hai ragione, perché se tu non fossi arrivata quella sera io Pacey forse staremmo insieme adesso.
Joey: Sto cercando di essere gentile, non potresti venirmi in contro?
Jamie: (sospirò)
Joey: Capisco quello che stai passando, sul serio e anche Pacey. Non ti sto a raccontare la nostra storia, perché ti annoierei e basta, ma sappi che lui è dispiaciuto per questa faccenda. Vorrei solo che provassi a non disprezzarlo tanto. Odia me se ti fa sentire meglio.
Jamie: (accennò un sorriso) Ascolta…
Joey: …Joey
Jamie: …Joey, ho capito quello che stai facendo, ma in realtà non è una tragedia così grande. Pacey ed io ci conosciamo da quanto? Un mese si e no, quindi non è grave.
Joey: E’ proprio così Jamie. Non te lo dico per convincerti, o per sentirmi meno in colpa io, ma perché è la verità. Senza contare che non sarà certo Pacey il ragazzo migliore che incontrerai.
Jamie: No infatti, certo che no. (disse perplessa) E’ meglio che riprenda a lavorare ora.

Fece per andarsene, poi si girò di nuovo verso Joey che era ancora seduta.

Jamie: Ah, Joey?
Joey: Si. (lei alzò la testa)
Jamie: Posso capire perché ti ama tanto (si girò e se ne andò)

Joey sorrise.

Joey riprese di nuovo posto vicino a Audrey. Pacey era dietro il bar.

Pacey: Allora com’è andata?
Joey: Credo bene, qualcosa è migliorato, non so quanto, ma è già meglio di prima.
Pacey: Lo sapevo! L’ho sempre detto che questa ragazza è un genio, vero Audrey?
Audrey: Già. (disse bevendo la sua Coca)
Pacey: Vieni qui! (si allungò verso Joey per baciarla)
Audrey: Okay ragazzi miei, è tardi ed è ora che io vada.
Joey: Cosa! No? (staccandosi da Pacey)
Audrey: No davvero, devo proprio andare. Ti chiamo io. Ciao Joey, Pacey.
Pacey: A presto.

Joey fece una faccia triste.

Joey: L’abbiamo fatta scappare noi?
Pacey: Macchè! Senti, piuttosto, dormi da me stasera, vero?
Joey: A proposito di questo Pacey, credo che non sia il caso che io stia ancora con te, senza averlo detto prima a Christopher. (Pacey si rabbuiò) Cerca di capire, glielo devo, insomma lunedì tornerà a casa e allora gli dirò tutto.
Pacey: Lunedì. Ma sono tre giorni.
Joey: (lei sorrise) Non fare quegli occhi, non credere che a me faccia piacere.
Pacey: Ho capito, ma tanto lui non lo saprà mai comunque. Che tu venga o meno. Lui adesso non c’è.
Joey: Voglio cercare di fare le cose per bene. E’ da due giorni che non sono a casa, se solo ha provato a chiamare là, non so cosa può aver pensato. Aspettiamo. Credo sia la cosa giusta da fare.
Pacey: Ma non puoi mollarlo per telefono?
Joey: Pacey. (disse con sguardo tenero)
Pacey: Mi arrendo. Vuoi che sia con te quando glielo dirai?
Joey: Non credo che sia una buona idea Pace.

Lei fece un sorrisino sarcastico.

Pacey: (si appoggiò coi gomiti sul bancone, occhi negli occhi, sospirò) E va bene, come vuoi. Ma sappi che dovrai farti perdonare per questo.
Joey: Non vedo l’ora. (disse maliziosa)
Pacey: Aaah, l’ho già detto, tu sarai la mia rovina Potter.

A un tratto Joey saltò sulla sedia.

Joey: Oh no!
Pacey: Che c’è, che ho detto? Che ho fatto?
Joey: Oggi è giovedì!
Pacey: E allora.
Joey: Dovevo chiamare Dawson! La settimana scorsa gli avevo promesso… mi sono dimenticata un’altra volta.
Pacey: Non puoi chiamarlo domani.
Joey: Si certo però…uff. (sospirò e poi guardò Pacey) E’ tutta colpa tua.
Pacey: E ti pareva.
Joey: Devo andare.

Stavolta si allungò lei al di là del bancone per baciare Pacey, rimasero avvinghiati per un lungo momento.

Pacey: Aspetta, di già? Ti accompagno a casa io più tardi.
Joey: Ti chiamo domani, Pacey. Ti amo (disse sottovoce)
Pacey: Buonanotte. (disse a se stesso)

La scena sfumò.

15 settembre 2008

Appartamento di Joey. Lei sta parlando al telefono con Dawson.

Joey: Davvero Dawson non so come scusarmi. Sono imperdonabile, è che ieri sono stata fuori tutto il giorno e mi è proprio passato di mente…
Dawson: Non fa niente Joey. Un giorno di ritardo non è grave. Anzi guarda è anche meglio così, perché se mi avessi chiamato ieri non avrei potuto darti questa bella notizia. Questo week-end sarò libero quindi verrò a New York a trovarvi.
Joey: Dai, veramente!!! E’ bellissimo, porterai anche Rebecca?
Dawson: Certo.
Joey: Wow stupendo. Dovremo organizzare una grande festa al “Pjers”, ci ubriacheremo, balleremo, e faremo le ore piccole, e poi--
Dawson: Joey?
Joey: Si Dawson?
Dawson: Stai meglio?
Joey: Meglio? Ah meglio della settimana scorsa, dici? Si si, sto un po’ meglio.
Dawson: Ecco mi sembrava. E non ti va di dirmi il perché.
Joey: Oh beh, mi sono ammalata.
Dawson: Ti sei ammalata. (Dawson era sempre più confuso) continuo a non capire, dici che stai meglio, ma ti sei stata ammalata…
Joey: Una malattia mooolto terapeutica.
Dawson: Okay Joey, basta misteri, parla.
Joey: Credevo ti piacessero i misteri.
Dawson: Joey! (ringhiò)
Joey: Okay, okay. Io e Pacey siamo tornati insieme. Beh non ufficialmente però…
Dawson: Sul serio? Ce l’avete fatta finalmente. Beh allora avremo un altro motivo per festeggiare la settimana prossima.
Joey: Si se riuscirò a dirlo a Christopher…
Dawson: Non glielo hai ancora detto! Perché?
Joey: Per il semplice motivo che è a Baltimora e torna lunedì.
Dawson: Oh, capisco. Ma fallo appena torna.
Joey: Il piano è questo infatti.
Dawson: Va bene allora ci risentiamo presto ti darò i dettagli del mio arrivo.
Joey: Okay Dawson a presto, ti voglio bene.
Dawson: Ciao.

18 settembre 2008

Appartamento di Joey.

Lei sta radunando un po’ delle sue cose, in attesa che arrivi Christopher per dargli la notizia. Si sentì il rumore dalla porta che si apriva, Joey cominciò a tremare per paura di come avrebbe potuto reagire Christopher. Si avviò all’ingresso, valige in mano. Appena lui la vide le andò in contro, ma si fermò appena vide i bagagli sul pavimento accanto a lei. Si guardarono in faccia per un lungo momento.

Joey: Dobbiamo parlare Chris.
Christoper: Che cosa sono quelle valige?
Joey: Non lo intuisci da solo?
Christopher: Che vuoi fare?
Joey: E’ il momento Chris. Lo sappiamo tutti e due, le cose non funzionano, e credo che non funzioneranno mai tra noi.
Christopher: Tu vuoi che ci lasciamo?
Joey: Si. (disse senza mezzi termini)
Christopher: e l’hai capito in questa settimana?
Joey: E’ da tanto che l’ho capito.

Lui fece una risatina frustrata, poi si mise le mani nei capelli e camminò verso di lei.

Christopher: Me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava in questi ultimi mesi. C’è un altro vero? Voglio sapere chi è? Ne ho il diritto.
Joey: Non voglio parlarne, mi dispiace devo andare.
Christopher: (la prese per un braccio) Ora mi devi dire da quanto andava avanti.
Joey: Mi stai facendo male, lasciami!

Lui la lasciò andare e lei fece qualche paso indietro.

Christopher: Non posso credere che tu mi stia facendo questo, credevo che fossi felice, ti ho dato tutto quello che potevo. Che cos’ha lui in più?

Joey alzò la testa e lo guardò negli occhi e poi gli sorrise.

Joey: Tu non mi conosci neanche Christopher. Che cosa sai di me, a parte il mio lavoro?
Christopher: Io so che ti amo e voglio stare con te. E’ tutto quello che m’interessa sapere.
Joey: Beh a me non basta (alzando il tono della voce), non mi basta più.
Christopher: Perché dici che lui ti conosce? Quando l’hai conosciuto? Dove?
Joey: (sospirò) Tutto questo non è importante--
Christopher: Lo è per me. Ne sei innamorata?
Joey: Si. (senza pensarci troppo su)
Christopher: Ma da quando? Non ti puoi innamorare di una persona in una settimana, dove vi siete incontrati.
Joey: Siamo cresciuti insieme Chris. E’ stato il mio primo amore, e ti posso assicurare che sarà anche l’ultimo. Tra noi è finita. Addio.

Detto questo girò le spalle e uscì dalla porta. Christopher rimase immobile a fissare la porta.

Christopher: No non è finita per niente. Ci vediamo a lavoro Joey… (disse in tono minaccioso)

La scena sfumò.

25 settembre 2008.

Una settimana dopo.

Tutti gli amici erano riuniti al “Pjers”. Oltre a Jen e Joey, c’erano anche Jack, Doug, Dawson e Rebecca. Pacey sta salendo sul palco.

Pacey: Questa sera, avremo l’onore di avere qui al “Pjers” dei ragazzi molto bravi, il loro singolo “This love” sta avendo successo ovunque, loro sono i Maroon 5!!!! Tutti i ragazzi applaudirono all’ingresso della Band.

Pacey scese dal palco per raggiungere il tavolo dei suoi amici. Intanto la band intonò la prima canzone “This Love”.

Quando Pacey arrivò, non c’erano sedie per lui, così fece segno a Joey di alzarsi e mettersi in braccio a lui, Joey lo sapeva, quindi era già pronta. Si sorrisero e lei le mise un braccio intorno al collo.

Doug: Beh fratellino, ora posso dirti sinceramente che sono orgoglioso di te.
Pacey: Grazie, ma non è tutto merito mio, Alex è una grande parte di questo successo.
Dawson: Ma lei adesso non c’è quindi lascia che ti facciamo i nostri complimenti.
Pacey: Grazie Dawson, li accetto volentieri. Ma forse anch’io dovrei farti i complimenti. Ciao, Rebecca (disse rivolto a Rebecca), noi non ci siamo ancora presentati ufficialmente.
Rebecca: No infatti, sei un ragazzo indaffarato. Comunque chiamami Becky, mi chiamano tutti così.
Pacey: Okay Becky, quindi Dawson ci ha detto che sei un’arredatrice d’interni. Pensa un po’, se lo avessi saputo prima ti avrei contattata.
Jen: Ma Dawson non si fa mai vivo...
Dawson: Ma se chiamo Joey tutte le settimane.
Joey: Però non mi avevi mai detto che lavoro faceva Becky.
Dawson: E’ vero non te l’avevo mai detto.
Rebecca: In effetti non credo che il mio lavoro sia un argomento di discussione così interessante.

I ragazzi sorrisero.

Audrey: Pacey adoro i Maroon 5, non mi avevi detto che avrebbero suonato da te.

Intervenne Joey tappando la bocca a Pacey mentre stava per rispondere.

Joey: Non li conosce neanche.
Pacey: Non è vero, li conosco. (Joey lo guardò storto) Insomma, ammetto di non essere un loro grande fan. Ma conosco la canzone che stanno cantando.
Joey: (guardando verso di lui) La mandano e rimandano ogni 10 minuti in tutte le radio.
Rebecca: Beh devo ammettere che anch’io, come Pacey, conosco solo una canzone di questo gruppo.

Tutti la guardarono come se avesse detto chissà quale assurdità.

Rebecca: Ma mi piacciono molto. (disse per smorzare la tensione)
Pacey: Ti ringrazio. A me però non mi piacciono.
Doug: Lui ascolta solo i Nirvana.
Pacey: Vogliamo parlare di quello che ascolti tu, Doug?
Jack: Lasciamo perdere.
Doug: Hey!

Intanto che i ragazzi parlavano tra loro Joey e Pacey si scambiavano sorrisini e carezzine.

Jen: Okay, basta così. Io devo proprio andare ragazzi, Amy è a casa di mia madre e non voglio che rimanga la un minuto di più, chissà che idee le sta mettendo in testa.
Audrey: Ha un anno è mezzo, Jen!
Jen: Non si sa mai, quella donna è diabolica.
Jack: La nonna come sta.

Tutti i ragazzi si girarono verso Jen per ascoltare la sua risposta.

Jen. Per adesso nessuna novità. Ed è una cosa buona, fin che tutto procede liscio è già positivo.
Audrey: Certo.
Jack: Ti riaccompagniamo a casa io e Doug, vuoi?
Jen: Si, ma se volete restare posso prendere un taxi, non c’è problema.
Jack: No, ti portiamo a casa noi, giusto Doug?
Doug: Come no.
Audrey: Vi secca se vengo con voi? Potremmo fare un pezzo di strada insieme.
Jen: No, per niente, anzi. Mi dovevi finire di raccontare di Londra.
Audrey: Okay.
Jack: Va bene, ragazzi, ci vediamo okay?
Doug: Pacey, Joey, fate i bravi, mi raccomando.
Joey: Vai tranquillo. Ci penso io a lui.
Pacey: A presto Doug. Jack, ciao amico chiamami. Audrey vieni qui fatti abbracciare.
Audrey: Continua così Pacey, ciao (si abbracciarono, poi si girò verso Joey) Coniglietta, ciaoo. Ti voglio bene, sentiamoci per telefono.
Joey: Contaci. A presto ragazzi.

Doug, Jack, Audrey e Jen salutarono anche Dawson e Rebecca poi uscirono dal locale.

Rebecca: Siete davvero un gruppo molto affiatato, non mi capita spesso d’incontrare amicizie così profonde.
Dawson: A dire il vero, ne manca una all’appello, Andie.
Rebecca: Andie. E chi è?
Joey: E’ la sorella di Jack.
Dawson: E l’ex fidanzata di Pacey.

Pacey annuì.

Rebecca: E’ come mai non è venuta.
Pacey: Lavora a Boston. E’ un medico tirocinante. Non può lasciare la città, perché deve essere reperibile.
Rebecca: Capisco, invece io non ho amici, fuori dal mio ambiente di lavoro. Sono un po’ monotoni in realtà. Stanno sempre a preoccuparsi di ogni minimo dettaglio, sono asfissianti.
Joey: Ho conosciuto persone così, difficile conviverci. Ho imparato che nella vita, a volte, ti devi buttare, non devi aver paura di perdere qualcosa, perché altrimenti non saprai mai se potevi migliorare, piuttosto che peggiorare la situazione. (si girò verso Pacey e gli sorrise)
Rebecca: Ti riferisci a te vero? L’ho capito perché anch’io sono così, ma tu sei riuscita a sbloccarti io sono ancora nella fase di “adattarsi a tutto”, lo so che è sbagliato, ma la mia paura di espormi è difficile da combattere.
Joey: Questa è una cosa che devi vincere da sola. Ti auguro di riuscire a capire, quando sarà il momento di agire.
Rebecca: Me lo auguro anch’io.
Dawson: D’accordo, sentite si è fatto veramente tardi, è meglio che noi andiamo, giusto Becky?
Rebecca: Certo, si. Domani mattina dobbiamo alzarci presto per il volo. Quindi (si alzò dalla sedia) ha ragione Dawson è meglio avviarsi.
Joey: Mi ha fatto piacere conoscerti Becky.
Rebecca: Anche a me, davvero. E anche tu Pacey, sei davvero in gamba, complimenti per questo posto.
Pacey: Grazie, se in futuro avessi bisogno di una mano ti potrei chiamare?
Rebecca: Sicuro! Ne sarei felicissima.
Pacey: Grande! (si girò verso Dawson) Dawson. In bocca al lupo per il tuo film e chiama quando vuoi.
Dawson: Anche tu. Mica devo chiamare sempre io.
Pacey: Tranquillo. Chiameremo.
Joey: Ciao Dawson (si abbracciarono) è stato bello vederti, ti voglio bene. A presto.

I due ragazzi uscirono.

Si era fatto davvero tardi quella sera, a forza di parlare erano rimasti solo loro.

Pacey: Ora che si fa?
Joey: Casa?
Pacey: Casa.

La scena sfumò.

Casa di Pacey e Joey. Loro erano a letto e stavano parlando.

Pacey: Allora sei contenta di avere rivisto Dawson?
Joey: Certo, e tu?
Pacey: Eh tantissimo! (Joey lo guardò seria) Sto scherzando, mi ha fatto piacere rivederlo, mi è sembrato felice. Carina quella ragazza.
Joey: Molto. Mi piace proprio.
Pacey: Anche a me.
Joey: Bene
Pacey: Bene

Si guardarono intensamente per un lungo momento, sorridendosi a vicenda. Pacey continuava a sorridere sotto i baffi. Come se nascondesse un segreto divertente che aveva paura di rivelare.

Pacey: Jo?
Joey: Si.
Pacey: Se ti dico una cosa ti arrabbi?
Joey: Che genere di cosa? (era perplessa)
Pacey: E’ una cosa che non ti ho mai detto prima per paura di venire picchiato a sangue.
Joey: Di che diavolo stai parlando, mi stai preoccupando. Parla.
Pacey: Prima promettimi che non userai le mani.
Joey: Parla!
Pacey: Prometti.
Joey: Te lo prometto, ma adesso sputa l’osso.
Pacey: Okay. (iniziò timidamente e continuando a guardarla sorridendo) Ricordi la nostra ricerca sulle lumache?
Joey: Erano Chiocciole Marine, comunque si me la ricordo, quella in seconda liceo. Certo, (cominciando a ricordare) che giornata a mollo nell’acqua gelida per--
Pacey: Ecco appunto frena, sai che eravamo tutti e due bagnati no? E che per evitare una bronco polmonite…
Joey: …ci siamo tolti i vestiti e ci siamo avvolti in una coperta, cioè in due coperte, per essere chiari. Me le ricordo queste cose Pace, ma dove vuoi arrivare?
Pacey: Hai presente che io sono salito in macchina prima di te?
Joey: Si.
Pacey: Beh per farla breve. Ho visto tutto.

Joey, all’inizio non capì. Aveva visto tutto? Alla fine realizzò.

Joey: Che hai fatto?
Pacey: Dallo specchietto. Insomma non proprio tutto, ma cose molto belle.

Joey le diede un pugno forte sul braccio.

Pacey: Ahia! Lo sapevo che mi picchiavi. (disse piagnucolando)
Joey: E tu non mi hai mai detto niente in tutti questi anni. Sei un porco! (disse cercando di mostrarsi seria)
Pacey: Lo ero. Era dieci anni fa. Ero un ragazzino, avevo 15 anni. Chiunque ragazzo avrebbe fatto quello che ho fatto io. Ad eccezione di Dawson, lui non si sarebbe mai spinto così in là…(continuando a ridere)
Joey: Lascia perdere Dawson. Insomma non posso crederci, adesso capisco perché quando sono rientrata avevi quel ghigno sulle labbra, stavi ridendo di me.
Pacey: Hey (facendosi serio) guardami, sai perché avevo quel sorriso? Quando ti ho vista quel giorno, ho capito per la prima volta quanto fossi sexy e fragile nello stesso momento, insomma sapevo che Dawson aveva i paraocchi, ma non ti avevo mai amata tanto prima di allora. Credo di essermi innamorato di te sulla riva di quel ruscello.

Joey lo guardò intensamente e con uno sguardo pieno d’amore, gli sorrise teneramente.

Pacey: Che c’è? Perché ridi?
Joey: Perché io ti amo da morire, Pacey Witter.
Pacey: E la consapevolezza di questo ti fa ridere?
Joey: Si, mi fa fare tante cose il mio amore per te.
Pacey: Anche picchiarmi? (Joey notò il rossore sul braccio di Pacey)
Joey: Oh Dio, amore, guarda qua. Ti ho fatto male?
Pacey: Insomma, ne facevo anche a meno. Ma ti adoro anche quando mi picchi.
Joey: Buono a sapersi. (disse ammiccando)
Pacey: Sarai la mia rovina Potter…